Domenica 5 novembre alle 18 GRIOT presenta “L’abisso. Piccolo mosaico del disumano parte III” di Flore Murard-Yovanovitch
A discuterne assieme all’autrice ci sarà il filosofo e giornalista Filomeno Lopes
C’è un abisso, una faglia tra Africa ed Europa, dove migliaia di migranti stanno scomparendo ieri e oggi. Fatti sparire. Presi a tenaglia tra due fronti: gli abusi e i conflitti nei paesi di origine e i muri europei.
L’abisso descrive il passaggio storico: dalla xenofobia alla manifestazione del nuovo Fascismo in Europa: il Fascismo della Frontiera. Il passaggio geopolitico, lo spostamento della Frontiera in Africa. Di fronte a migliaia di persone in movimento, l’Europa dichiara guerra ai migranti.
Esiste un modo per combattere questo “Fascismo della Frontiera”? Sì, e sta nel trasformare la cronaca in racconto e poi in memoria e da lì in Storia.
L’abisso è la terza parte del Piccolo mosaico del disumano, dopo Derive (Stampa Alternativa, 2014) e La Negazione del Soggetto Migrante (Stampa Alternativa, 2015).
Flore Murard-Yovanovitch è una scrittrice e giornalista nata in Francia. Laureata in Storia, ha lavorato dieci anni per le Nazione Unite e per diverse ONG nei Paesi del Sud del mondo. È l’autrice di Derive (2014) e di La Negazione del Soggetto Migrante (2015), entrambi pubblicati da Stampa Alternativa.

È possibile scrivere qualcosa di nuovo su un tema – l’antiamericanismo arabo – ripetutamente visitato dalla pubblicistica internazionale? Questo libro risponde di sì, e lo fa grazie ad un’analisi rigorosa, ma mai fredda, condotta lungo una serie di registri che combinano un solido impianto intellettuale con la capacità di ascoltare e il gusto degli incontri con persone reali. Quello che ci viene proposto è un percorso attraverso le complessità, e le conflittualità, del Medio Oriente contemporaneo in cui l’antiamericanismo costituisce uno dei possibili fili conduttori che permettono di avvicinarsi ad un’interpretazione globale.
Sette miliardi di onde, come le persone che popolano la terra, dividono il Senegal, il piccolo villaggio di Ndanarou, da Parigi: due universi che appaiono lontani, estranei, inconciliabili. Così come due donne, Nicole e Fatu, profondamente diverse ma, in fondo, la stessa persona. Nicole Fatu, in bilico fra due realtà discordanti: Parigi, quella
Esistono testimonianze sull’esistenza dell’oud già nell’antica Mesopotamia e nell’antico Egitto. Nel IX secolo il giurista di Baghdad Miwardi utilizzava l’oud nel trattamento delle malattie, e questa idea prese piede e perdurò fino al secolo XIX: l’oud vivifica il corpo, proprio perché agisce sugli umori corporali, rimettendoli in equilibrio. E’ considerato terapeutico, nella sua capacità di rinvigorire e donare calma al cuore allo stesso tempo. Dalla Spagna islamica, nel X secolo, è importato in Europa, dove diviene presto lo strumento preferito per accompagnare la musica di corte.
lavora con la trasmissione orale (non è quindi necessario saper leggere la musica), allo scopo di sviluppare l’ascolto e le competenze canore di ogni partecipante. Il suo insegnamento si basa sul divertimento e sul piacere del canto corale, capace di creare naturalmente l’armonia tra le persone. Uno dei numerosi valori trasmessi da questa esperienza è quello dell’incontro attraverso l’aspetto universale della musica, un “
“Troverete nel libro di Laura storie di siriani torturati per ordine del regime, testimonianze di famiglie finite ostaggio nei quartieri dei ‘ribelli’, storie di palestinesi che si vedono arrivare nei campi tutti quei siriani dei quali, un tempo, diffidavano. Una sola cosa unisce quasi tutti i protagonisti. Il rimpianto, il desiderio struggente di tornare là dove un tempo era la loro casa, in quella terra avita che i più giovani ricordano appena. È un desiderio forte che l’autrice condivide. In cui si riflette e che sublima nel suo amore per la Siria”. (dall’introduzione di Corradino Mineo)
ella cucina, polveri colorate, semi profumati, cortecce e radici che evocano paesi lontani e ci fanno sognare un mondo magico. Il profumo elegante del cardamomo, quello pungente e dolcemente aromatico del pepe lungo oppure quello lievemente amaro della polvere di curcuma che fa splendere di giallo oro i sari delle donne indiane. Non solo le solite note come cannella, noce moscata, chiodi di garofano e pepe ma ne conosceremo tantissime.
“A piccoli passi” è un saggio nato da una ricerca sul campo svolta in diverse città italiane che – analizzando le relazioni dei minori stranieri non accompagnati con gli operatori delle comunità, gli insegnanti e il mondo del lavoro – studia le opportunità che vengono offerte a questi giovani per integrarsi in Italia. Il loro percorso di educazione alla cittadinanza attiva appare ricco di ostacoli, che possono essere ricondotti principalmente alla scarsità di risorse umane e alla mancanza di finanziamenti congrui, senza dimenticare la presenza di numerosi scogli burocratici. Il passaggio alla maggiore età diventa un momento estremamente critico, in cui gli (ex)minori rischiano l’isolamento e la clandestinità. In questo libro, dunque, l’autrice elabora la proposta di un percorso formativo per consentire ai ragazzi che arrivano nel nostro Paese come “minori stranieri non accompagnati” di potenziare le proprie competenze e diventare cittadini attivi.