Pubblicato il Lascia un commento

Il Gruppo di Lettura

IL GRUPPO DI LETTURA DELL’ASSOCIAZIONE OFFICINA GRIOT

Per il ciclo 2009-2010 è stato scelto come tema del gruppo di lettura il Sudafrica, perché è interessante conoscere un paese di cui tanto si è parlato, (soprattutto nel 2010) con i primi Mondiali di calcio in territorio africano), attraverso le opere della sua letteratura – titoli classici, ma anche testi meno noti. Quella che segue è una lista di dodici libri e rappresenta una traccia per il lavoro del gruppo, anche se non tutti forse verranno letti, e uno o due titoli si potranno aggiungere in corso d’opera.
product_img_178_300x200.jpgPer chi l’anno scorso non ha seguito il primo ciclo di incontri, ecco le “istruzioni per l’uso”.
Cosa (non) è un gruppo di lettura: non è una lezione, non è una presentazione, e neppure un reading. Nel gruppo non ci sono docenti e non ci sono allievi, solo persone che amano leggere (vedi punto successivo).
Chi può partecipare: chiunque ami leggere e sia disposto ad affrontare avventure letterarie, fuori dai tracciati più battuti. La frequenza è libera e gratuita, si richiede solo la tessera associativa di Griot, che costa 30 euro (15 per insegnanti, studenti e over 60) e offre numerosi vantaggi, tra cui uno sconto del 10 per cento su tutti i titoli in vendita nella libreria.
Come funziona: i partecipanti leggono a casa loro (o dove preferiscono) il libro prescelto e durante le riunioni del gruppo mettono a confronto le osservazioni e le idee nate dalla lettura del testo. E’ appunto questo dialogo con altri lettori dotati di esperienze e sensibilità diverse a dare la possibilità di interpretare un’opera in modo più ricco e significativo. Sebbene la lettura appaia spesso come una pratica solitaria, questo “leggere attraverso gli altri” stimola il piacere di leggere e fornisce importanti strumenti di analisi e di riflessione.
Quali libri si leggono:
Olive Schreiner, Storia di una fattoria africana, Giunti – (13 dicembre 2009)
Zakes Mda, Verranno dal Mare, E/O – (17 gennaio 2010)
André Brink, La polvere dei sogni, Feltrinelli – (28 febbraio 2010)
Antjie Krog, Terra del mio sangue, Nutrimenti (25 aprile 2010)
JM Coetzee, La vita e il tempo di Michael K., Einaudi

Athol Fugard, Tsotsi, minimum fax
Nadine Gordimer, Il conservatore, Feltrinelli
Arthur Maimane, Vittime, Edizioni Lavoro
Zoe Wicomb, In piena luce, Baldini Castoldi Dalai

Sindiwe Magona, Da madre a madre, Gorée
Kgebetli Moele, Camera 207, Epoché
Niq Mhlongo, Cane mangia cane, Morellini

Informazioni pratiche: il gruppo si incontra una volta al mese, la domenica mattina alle 11, alla Libreria Griot (via di Santa Cecilia 1 a, 00153 Roma). Gli incontri vengono di volta in volta annunciati nel sito della libreria http://www.libreriagriot.it/. Per informazioni mandare un’email a [email protected] o telefonare allo 06/58.33.41.16
Ideazione e coordinamento: Maria Teresa Carbone, giornalista culturale, autrice e traduttrice.

Pubblicato il

“Microfinanza, economia popolare e associazionismo in Africa Occidentale. Uno sguardo al femminile”: incontro con l’autrice Francesca Lulli

Sabato, 6 Giugno alle 19:00: GRIOT presenta “Microfinanza, economia popolare e associazionismo in Africa Occidentale. Uno sguardo al femminile” interverrà insieme all’ autrice anche l’antropologo Francesco Zanotelli.

 

Attraverso l’analisi delle pratiche di risparmio e credito in alcune aree dell’Africa occidentale, questo testo illustra orientamenti e tensioni proprie di strategie sociali e finanziarie di riproduzione socio-culturale e di lotta alla vulnerabilità.
Cosa ci raccontano la microfinanza, l’economia popolare e l’associazionismo, nelle loro coordinate economiche e antropologiche, delle logiche di gestione sociale e simbolica del denaro? Quali le particolarità delle realtà presenti e delle modalità d’uso? Come si è sviluppata la microfinanza nella regione subsahariana, quali specificità riveste in rapporto al ventaglio delle proposte sociali e finanziarie autonome? Senza entrare metodicamente nello specifico delle interazioni fra razionalità istituzionali e non, questo testo mantiene uno sguardo su entrambe, cercando di ripercorrerne le priorità e a volte le reciprocità, attraverso un approccio transdisciplinare che, dove possibile, ne metta in luce le dimensioni sociali, economiche e antropologiche. All’interno di questo percorso un ruolo centrale, tanto nelle esperienze popolari che in quelle istituzionali, viene giocato dalle donne e dalla loro implicazione in un’economia i cui risvolti fondano la riproduzione socio-economica locale e l’espressione di una dimensione paritaria.
Le specificità delle associazioni femminili si sommano ad altre espressioni della società civile le cui funzioni sociali ed economiche sono risposte endogene alle vulnerabilità che testimoniano del valore e della funzionalità delle strategie locali autonome. Nella descrizione e nella riflessione sul panorama presentato questo testo cerca di disegnarne i tratti con un approccio transdisciplinare che, dove possibile, ne metta in luce le dimensioni sociali, economiche e antropologiche.
Francesca Lulli: antropologa, si occupa da anni di economia popolare, tematiche di genere e micro finanza in Africa occidentale, argomenti sui quali ha pubblicato alcuni articoli. Presta insegnamento in diversi master e corsi di specializzazione.

Pubblicato il

“Il prefisso di Dio. Storie e labirinti di Once, Buenos Aires” di Francesca Bellino

Interverranno: Pietro Suber (giornalista) e Camilla Cattarulla(docente di lingua e letterature ispano-americane all’Università di Roma Tre), Letture di Luigi Diberti (attore).
Con la partecipazione del musicista Badarà Seck
Sarà presente l’autrice

Un viaggio nel quartiere ebraico di Buenos Aires
alla ricerca dell’Undicesimo Comandamento.

Rincorsa dal numero 11, l’autrice si perde in infiniti labirintidi storia antica e contemporanea e si lascia guidare dai personaggi che incontra sulla sua strada.
Immigrazionivecchie e nuove, tradizioni e mistica ebraica, credenze popolari e miracoli, tango porteňo e tango yiddish, la memoria e i fatti dell’attentato all’Ambasciata di Israele e all’Amia e della morte dei 194 ragazzi nella discoteca Cromañon, gli psicoanalisti del dopo crisi del 2001 e la convivenza tra culture diverse sono alcuni dei temi trattati in questo diario-reportage che cerca di stimolare il lettore in una personale ricerca di un nuovo Comandamento per le attuali società plurali.
“Un viaggio in compagnia de ‘Il Prefisso di Dio’ apre le porte meglio di qualunque guida turistica non solo a el Once e a Buenos Aires, perché Francesca Bellino racconta questi luoghi e storie con la partecipazione vitale e affettuosa di una scrittrice attenta e desiderosa di spaziare oltre e oltre e oltre ancora” (Luis Bacalov).
“Once è un quartiere affascinante, pieno di energia vitale, creatività e ricerche. Un quartiere che non si arrende. Di queste battaglie passate, presenti e future tratta questo bel libro” (Ivana Costa, Clarín).
Il libro ha il patrocinio di Asal, Icei e ProgettoSur.
L’Autrice
Francesca Bellino è nata a Salerno e vive a Roma. Giornalista, reporter di viaggio e autrice televisiva, collabora con numerose testate quotidiane e periodiche, tra cui Il Mattino, Il Foglio, Il Venerdì, Viaggi e D de La Repubblica, il supplemento culturale del Clarin, Ñ. È autrice dei saggi È ancora vivo! Lucio Battisti risorge attraverso i mezzi di comunicazione (Sottotraccia, 2000) e Non sarà un’avventura. Lucio Battisti e il jazz italiano (Elleu, 2004). www.francescabellino.it

Pubblicato il

“Il Bacio della Sfinge”: incontro con l’autore Jorge Canifa Alves insieme all'editore Luca Donadei, la giornalista Maria de Lourdes Jesus e il musicista capoverdiano Keita.




Domenica, 3 Maggio alle 19:00: GRIOT presenta “Il Bacio della Sfinge” con l’autore Jorge Canifa Alves per la Fuoco Edizioni.

Ne parleranno con l’autore, l’editore Luca Donadei, la giornalista Maria de Lourdes Jesus. Accompagnerà la serata,  il musicista capoverdiano Keita.


Perché un turista entra a Capo Verde con la puzza sotto il naso? Forse non conosce questa terra e allora è bene raccontargliela prima… ondeggiando tra fantasia e realtà!

Ecco che “Il Bacio della Sfinge” diventa un’occasione per raccontare il mondo capoverdiano dentro e fuori l’arcipelago, da diversi punti di vista: quello fantasy dove un pirata cerca di salvare una forchetta dall’annegamento; quello reale dove una giovane immigrata, appena arrivata in Italia, si nutre di thè e biscotti perché non riesce a mangiare “italiano”; quello sportivo dove un gruppo di giovani della seconda generazione compie l’impresa storica di vincere un importante torneo di calcio; quello fiabesco fatto di animali parlanti, di aereo-tram volanti e di un regno fatto di “bionde bollicine”. Il libro diventa occasione anche per parlare di grandi temi come l’inquinamento ambientale in Africa, l’emigrazione e l’immigrazione, l’intolleranza razziale verso i Rom.

La sfinge è così un bacio per tutte le età, per tutti quelli che vogliono conoscere l’altro (in questo caso “capoverdiano”) nel suo dolore, nel suo divertimento… nel suo essere vivo!


Jorge Canifa Alves Un giorno prese una penna in mano e la fece sposare con la sua fantasia, era sul finire degli anni ottanta. Quel matrimonio a Jorge piacque molto e decise di farne nascere dei racconti. Jorge Canifa Alves è nato nel 1972 nella città di Mindelo, isola di S.Vicente, arcipelago del Capo Verde. In Italia dal 1979, è tra i primi scrittori della migrazione italiana. Collaboratore dell’associazione letteraria Scritti D’Africa. Ha formato il Gruppo dei Mengantini, gruppo letterario migrante che prendeva nome da via Menganti a Bologna, i suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste “Il giornale di Peter Pan”, “Caffé”; e nelle antologie Memorie in valigia (Fara ed. 1997), Capo Verde: nove isole e un racconto disabitato (Le Lettere ed. 2000), Libera o Liberata (Il Leccio ed. 2002), Italiani per Vocazione (Cadmos ed. 2005).Collabora con il settimanale Internazionale. Socialmente impegnato è Vice-Presidente della Consulta dell’Immigrazione per il V Municipio in Roma, e Presidente della onlus Tabanka.

Pubblicato il

Laboratorio di narrazione – I RACCONTI DEL GRIOT

Gli incontri (8) avverranno di sabato mattina (10-13) a partire dal 6 giugno 2009.

 

Il Griot e la Griotte erano maestri di parola. Non solo conservavano nella loro mente la storia e la genealogia del loro popolo, ma partecipavano con racconti, canti, musica e danze a tutti i momenti significativi della loro comunità: nascite e morti, matrimoni, vittorie e sconfitte. Equanimi, saggi e gioiosi erano anche, in pari misura, portatori di consiglio sia al re sia al suo popolo. Del resto, anche la cultura europea ha avuto i suoi Griot, da Omero al più umile cantastorie siciliano.

In Africa, quella dei Kouyaté è una delle famiglie di Griot più antiche, e vanta le radici del suo lignaggio nel Griot che venne offerto in dono a Sundyata Keita, il fondatore dell’impero Mandingo nel XII secolo. Ed è stato da Sotigui Kouyaté, premiato come miglior attore protagonista nell’ultimo Festival di Berlino, che Enrica Baldi, animatrice del workshop, ha ricevuto gli insegnamenti che stanno alla base di questo laboratorio.
Attraverso esercizi collettivi per il corpo, la voce e la mente come immaginazione e memoria, i partecipanti lavoreranno su:
la parola e il gesto
gli eventi e i pensieri
la sillaba, la parola, l’armonia del fraseggio
la libertà del corpo nello spazio e in comunione con gli altri
l’interazione con l’ambiente (persone e oggetti)
l’elocuzione nitida, libera e significativa
per arrivare ai fatti di oggi, partendo dal racconto di miti della cultura greco-romana, di alcuni “fioretti” di San Francesco e fiabe d’autore che ciascun partecipante sceglierà seguendo la propria inclinazione. La nostra maestra di parola sarà la poesia.
Enrica Baldi si è formata a Roma nel teatro classico italiano e a Parigi nel teatro interetnico di Peter Brook e nella commedia d’improvvisazione di Jean-Claude Penchenat. Docente di Scienze della Comunicazione a Teramo, lavora come consulente di sceneggiature. Ha diretto laboratori di scrittura e teatro al Tibetan Children’s Village di Dharamsala (India) e aderisce alla filosofia pedagogica di Maria Montessori.
Il laboratorio costa 250 Euro + quota associativa.

Per informazioni sulle iscrizioni, contattare la Libreria GRIOT: tel 06 58 33 41 16 – [email protected] 

 

Pubblicato il

Incontro del gruppo di lettura: "I soli delle indipendenze" di Ahmadou Kourouma

Domenica 19 aprile, dalle  11.00 alle 12.30 il gruppo di lettura della Libreria GRIOT continua il suo percorso attraverso i grandi libri della letteratura africana. Dopo Il crollo del nigeriano Chinua Achebe, Il bevitore di vino di palma di Amos Tutuola, e Il Vaglia di Sembène Ousmane, il gruppo legge I soli delle indipendenze, dello scrittore ivoriano Ahmadou Kourouma.


Il gruppo di lettura è aperto; non è necessario aver partecipato agli incontri precedenti. Coordina Maria Teresa Carbone.





I soli delle indipendenze: Questo primo romanzo di Ahmadou Kourouma narra la decadenza del principe malinke Fama Dumbuya, “nato nell’oro, il cibo, l’onore e le donne” e ridotto a vivere di espedienti, sullo sfondo di una Costa d’Avorio che ha da poco conquistato l’indipendenza dalla Francia.

Il titolo allude proprio a quei regimi nati dalle lotte per l’indipendenza, che per la loro assoluta e comune negatività sembrano a Fama meritevoli soltanto di un generico plurale. Regimi dai confini aleatori tracciati dai colonizzatori, frontiere intollerabili da sopportare per chi sente di appartenere a una cultura antica, radicata in ben più ampi territori.

Il romanzo narra le peripezie di Fama, ridotto a “lavorare” chiedendo l’elemosina in occasione di funerali e matrimoni insieme ai griot. Nel narrare i viaggi tra un Africa tradizionale e senza confini e quella delle metropoli convulse e alienanti sorte dal nulla, Fama racconta la sua storia con una lingua che ricorre sistematicamente alla metafora e che si presta a illustrare l’immaginario tradizionale del protagonista.
Nella virulenta descrizione di Kourouma, viene messa alla berlina sia la borghesia arrivista e ingorda, che ha preso in mano il destino del paese, sia i capi tradizionali corrotti e servili. Questo romanzo divenne un modello per generazioni di lettori e di scrittori africani e rivelò subito un autore eccezionale, una voce sarcastica e amara, ma anche traboccante di vitalità.

L’autore: Ahmadou Kourouma (Costa d’Avorio, 1927-2003), è considerato uno dei massimi esponenti del romanzo africano in lingua francese. Le Edizioni E/O hanno pubblicato Aspettando il voto delle bestie selvagge e Allah non è mica obbligato (vincitore del premio Grinzane Cavour 2003).

Pubblicato il

Presentazione di "Dieu n'est pas un paysan", con il leader contadino Mamadou Cissokho

Domenica 19 Aprile alle 17.30, in occasione dell’uscita in Francia del libro “Dieu n’est pas un paysan”, ed. le Grad e Présence Africaine, il leader contadino Mamadou Cissokho, presidente onorario del ROPPA (Réseau des Organisations Paysannes et de Producteurs d’Afrique), incontra il pubblico di GRIOT e racconta le sue battaglie per un’agricoltura sostenibile e i diritti dei contadini in Africa occidentale.
Chi nutrirà l’Africa Occidentale? A questa domanda il libro di Mamadou Cissokho risponde in modo diretto: i “nostri appezzamenti familiari”. Da più di 30 anni, Cissokho milita perchè i contadini, spesso ancora analfabeti e per questo disprezzati, si uniscano e comincino a contare sulle proprie forze.

“Ricca di risorse e ricca in famiglie, scrive Cissokho, l’Africa occidentale è ormai ricca della crescente vitalità delle organizzazioni contadine”. Unendo allevatori, pescatori, e agricoltori, le piattaforme nazionali sono sorte alla fine degli anni 90. Al di là delle frontiere ereditate dalla colonizzazioni, prendiamo coscenza della nostra appartenenza a una comunità, la comunità degli stati dell’Africa Occidentale (la CEDEAO). E quest’ultima è ogni giorno più animata da gruppi di attori della società civile. Tra queste la Rete delle Organizzazioni contadine e dei produttori – Réseau des Organisations Paysannes et de Producteurs (ROPPA) che noi contadini di 10 paesi (Bénin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea, Guinea-Bissau, Guinea Conakry, Mali, Niger, Sénégal e Togo) abbiamo fondato nel 2000, a Cotonou e poi esteso al Ghana e alla Sierra Leone. » Questo libro racconta in modo personale e accattivante la storia di questa costruzione.

Mamadou Cissokho ha abbandonato il mestiere di insegnante per dedicarsi alla terra in un appezzamento familiare che ha creato a Bamba Thialène (a 400 km da Dakar) in Senegal. Accolto dai contadini del villaggio, Cissokho è diventato da allora l’ape operaia del movimento dei contadini dell’Africa occidentale. Nel maggio 2008, i suoi omologhi d’Africa del Sud, dell’Est e Centrale, gli hanno affidato il compito di creare le fondamenta della Piattaforma Panafricana dei Contadini e dei Produttori Africani.

***************

Qui va nourrir l’Afrique de l’Ouest ? A cette question d’actualité, Mamadou Cissokho, vous répondra sans détour : « nos exploitations familiales ». Depuis plus de 30 ans, il agit pour que les paysans – si souvent encore analphabètes et méprisés de ce seul fait – s’unissent et comptent sur leurs propres forces.

« Riche de ressources et riche de nos familles, écrit-il, l’Afrique de l’Ouest est désormais riche de la vitalité croissante des organisations paysannes. Unissant les éleveurs, les pêcheurs, les agriculteurs, les plateformes nationales se sont mises en place depuis la fin des années 1990. Au delà des frontières héritées de la colonisation, nous prenons conscience de notre appartenance à une communauté, la Communauté des États de l’Afrique de l’Ouest, la CEDEAO. Et celle-ci est, chaque jour, plus animée par des groupes d’acteurs de la société civile. Parmi ceux-ci, le Réseau des Organisations Paysannes et de Producteurs (ROPPA) que nous, paysans de 10 pays (Bénin, Burkina Faso, Côte d’Ivoire, Guinée, Guinée-Bissau, Guinée Conakry, Mali, Niger, Sénégal et Togo) avons fondé, en 2000, à Cotonou puis étendu au Ghana et à la Sierra Leone. » Ce livre raconte d’une façon personnelle et captivante l’histoire de cette construction.

Mamadou Cissokho a choisi, en 1974, de laisser sa craie de jeune instituteur pour devenir paysan au sein d’une exploitation familiale qu’il crée à Bamba Thialène (à 400 km de Dakar) au Sénégal. Dans ce village des paysans l’accueillent et lui font confiance. Depuis lors, il est la cheville ouvrière du mouvement paysan en Afrique de l’Ouest. En Mai 2008, ses pairs d’Afrique du Sud, de l’Est et du Centre lui ont confié le soin de créer la fondation de la Plateforme Panafricaine des Paysans et des Producteurs d’Afrique.

Pubblicato il

"Asmara Dream” fotografie di Marco Barbon, testi di Cristina Ali Farah, Edizioni Postcart in coedizione con Filigranes.

Domenica 19 Aprile alle 19.30: Intervengono: insieme agli autori Marco Barbon (fotografo) e Cristina Ali Farah (scrittrice italo-somala), il sociologo eritreo Habte Weldemariam e l’editore Claudio Corrivetti

Questo libro è nato dal desiderio di evocare, attraverso immagini di dettagli urbani, interni e qualche ritratto, l’atmosfera caratteristica di Asmara, la capitale dell’Eritrea. Realizzato tra il 2006 e il 2008 con una macchina Polaroid SRL 690, il mio lavoro insiste sull’idea di una sospensione del tempo e della storia, tra un passato coloniale che ha lasciato delle tracce profonde sul volto della città e un presente che pare immobilizzato in un’attesa senza fine.
Mi sono chiesto più volte, durante i miei diversi soggiorni ad Asmara, a che cosa somigliasse la sensazione che provavo stando lì. Finalmente mi sono accorto che la sensazione era simile a quella di chi sta sognando. Il sogno è, in un certo senso, un’interruzione, una breccia aperta nel tessuto del tempo. Nel sogno tutto sembra avere un altro ritmo, un altro corso; le cose e le persone appaiono più aeree, più sottili, più astratte, come sospese in un limbo al di fuori del tempo. La stessa impressione coglie ad ogni passo chi visita questa città: il bancone di un caffè, la facciata di un edificio, un uomo che legge il giornale, un lampadario, l’insegna di un negozio… di fronte a tutto ciò viene da chiedersi in quale epoca ci troviamo, se siamo nel presente o in qualche luogo recondito della memoria. Ma dicevo del sogno. Asmara vive, per così dire, un triplice sogno. Innanzitutto il sogno dei coloni italiani che giunsero qui alla fine dell’Ottocento con l’intenzione di costruire, in Africa, una seconda Roma. Poi il sogno dell’indipendenza dall’Etiopia: un sogno diventato realtà nel 1991, dopo anni di coraggiosi combattimenti e innumerevoli sacrifici umani. Infine il sogno di chi, nella difficile situazione attuale, vuole fuggire a tutti i costi da questo paese, immaginandosi un futuro migliore oltre la frontiera.
Questi tre sogni, intrecciandosi, hanno tessuto e continuano a tessere il destino di questa città, ne hanno nutrito e continuano a nutrirne l’anima. Eppure il tempo passa e consuma. Le straordinarie architetture razionaliste, vestigia di un’epoca d’oro, invecchiano irrimediabilmente, le tracce del passato scoloriscono sotto il sole impietoso dell’altopiano; persino il sogno dell’indipendenza sembra perdere progressivamente consistenza…Che cosa resterà, allora, del sogno di Asmara?

Marco Barbon Nato a Roma nel 1972, vive e lavora a Parigi. Dopo una laurea in Filosofia all’università La Sapienza di Roma e un dottorato in Estetica della Fotografia all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, ha lavorato per quattro anni come fotoeditor per l’agenzia fotografica Magnum Photos. Attualmente si dedica a tempo pieno ai propri progetti fotografici, editoriali e didattici. Le sue foto sono state esposte in Italia e in Francia e pubblicate su alcune importanti riviste internazionali. Asmara Dream è il suo primo libro.

Ubah Cristina Ali Farah è nata a Verona nel 1973 da padre somalo e madre italiana. È vissuta a Mogadiscio (Somalia) dal 1976 al 1991. Collabora con la Cronaca di Roma di Repubblica e con Internazionale. In Italia suoi racconti e poesie sono stati pubblicati in diverse antologie. Nella primavera 2007 è uscito Madre piccola, il suo primo romanzo, edito da Frassinelli (Premio Vittorini 2008).


Pubblicato il

Gli Hope Raisers: La musica per raccontare la vita in uno slum di Nairobi

Giovedì 2 Aprile alle ore 20,00 Daniel Onyango e Isaiah Kimani, due componenti degli Hope Raisers, saranno da GRIOT per presentare il documentario Akiongea_He’s talking e raccontare la loro esperienza.
Gli Hope Raisers sono un gruppo musicale nato nel 2005, sono ragazzi di Korogocho*, uno dei più grandi slums di Nairobi, che hanno scelto la musica come mezzo di denuncia, sensibilizzazione e conoscenza della vita in una baraccopoli. Le loro canzoni parlano dei diritti sociali, politici ed economici delle persone che vivono emarginate a causa della povertà, delle ingiuste relazioni economiche internazionali, della condizione giovanile.
La serata, organizzata dall’Ong IPSIA, che lavora a Nairobi per i diritti dei lavoratori, si concluderà con un aperitivo equo e solidale, il cui ricavato contribuirà a sostenere i campi di volontariato estivi promossi dalla stessa associazione.
Nella stessa sede sarà inoltre allestita una mostra fotografica curata dai volontari di IPSIA che l’estate scorsa hanno partecipato al campo di volontariato in Kenya.
—————–
*Korogocho è uno dei più grandi slum di Nairobi, una delle numerose baraccopoli che è sorta ai bordi della grande capitale del Kenya in seguito all’enorme e disorganica crescita urbana degli ultimi decenni. E’ uno di quei luoghi in cui si vive in condizioni abitative precarie ( case di fango o lamiera), senza strutture sanitarie adeguate e scarse condizioni igieniche; è uno di quei luoghi-discarica in cui si è costretti a convivere non solo con i propri rifiuti, che le autorità locali non raccolgono più, ma anche con quelli della ricca Nairobi; un luogo in cui si sopravvive di lavoro informale, unica possibilità di mangiare e pagare l’affitto della propria casa in lamiera.
Questo e molto altro è Korogocho….
—————–
Per informazioni sulle attività dell’associazione è possibile consultare i siti:
www.ipsia.acli.it
www.terreliberta.org

Pubblicato il

ROMA SUNU SENEGAL – Roma il nostro Senegal: il Residence Roma di via di Bravetta si racconta

Venerdi 3 Aprile, da GRIOT si percorre il viaggio dall’esperienza del ghetto a quella dell’interculturalità: un percorso umano e politico della comunità senegalese a Bravetta e a Monteverde, insieme ai protagonisti dell’esperienza nata nel XVI Municipio.
L’incontro prenderà spunto dalla Proiezione di fotografie realizzate da Roberto Cavallini lungo un arco temporale che va dal 2006 al 2009, dove si descrive un percorso di riscatto umano ed artistico di alcuni senegalesi che per la loro storia di migranti si sono incontrati in un momento della loro vita al Residence Roma in via di Bravetta ed hanno proseguito il loro progetto migratorio diventando ambasciatori della cultura africana a Roma, nel resto d’Italia.
Interverranno: Badarà Seck (griot – Residence), Ousmane Ndiaje (mediatore culturale e Presidente della Consulta dei Migranti del Municipio XVI – Residence), Cire Gaye (Volontario Associazione Roma XVI con l’Africa – Residence), Vito Conteduca (vice preside del Liceo Montale – Bravetta), Fabrizio Fantera (professore del Liceo Morgagni – Monteverde), Annalisa Giannetti (presidente dell’associazione Roma XVI con l’Africa), Roberto Cavallini (fotografo – Monteverde).
Ospiti della serata: Fabio Bellini (presidente XVI Municipio), Paolo Masini (consigliere comunale di Roma PD)