Giovedì 8 novembre, alle 19.00, GRIOT presenta il libro “Biografia Plurale. Virginia Ryan: arte, Africa e altrove” a cura di Ivan Bargna e Maurizio Coccia
A dialogare con l’artista Virginia Ryan e con il curatore del libro Ivan Bargna, ci saranno gli antropologi Mariaclaudia Cristofano e Vincenzo Padiglione
La pubblicazione accoglie i saggi di Maurizio Coccia e Ivan Bargna, curatori della mostra, che inquadrano dal punto di vista storico-artistico e antropologico il lavoro portato avanti dalla Ryan negli ultimi due decenni in Ghana e Costa d’Avorio. Si affiancano a questi due testi un intervento di Osei Bonsu (critico e curatore britannico-ghanese) e uno di Manuela De Leonardis (curatrice e giornalista italiana), per chiudere con una lunga intervista con Steven Feld (antropologo e sound-artist americano) e la postfazione di Silvano Manganaro (storico dell’arte ed editor del libro).
La pubblicazione rappresenta la più completa trattazione del lavoro di Virginia Ryan ma anche un’analisi della situazione artistica in Ghana e Costa d’Avorio nonché del rapporto tra sguardo occidentale e realtà africana contemporanea.
In parallelo con la sua produzione artistica, in Ghana (2004) ha fondato, assieme al professor Joe Nkrumah, la Foundation for Contemporary Art (FCA), di cui è stata direttrice fino al 2007; in Costa d’Avorio, ha creato, in collaborazione con giovani artisti e assistenti, la ONG “Make Art Not War” finalizzata a ricostruire i legami sociali in un’ottica di riconciliazione dopo i devastanti effetti della lunga guerra civile; in Italia, nella città di Trevi, ha dato vita ad un open art workshop con richiedenti asilo provenienti dall’Africa Occidentale denominato #MakeArtNotWalls/Italia. Nel 2008 la città di Spoleto le ha dedicato una restrospettiva nell’ambito del Festival dei Due Mondi.
Identità, terra e memoria sono i temi su cui si sono concentrate le sue opere più recenti, come dimostrano lavori di ampio respiro come “The Castaway’s Project” ed “Exposures: A White Woman in West Africa”, realizzati in collaborazione con l’antropologo e sound-artist Steven Feld.
Maurizio Coccia è Direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini di Trevi e docente di Storia dell’Arte Contemporanea e Storia della Critica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. È critico e curatore indipendente, consulente di numerose istituzioni per l’arte pubblica, l’architettura, la didattica museale.


Scoprire il potenziale creativo della scrittura a mano; quale relazione corre fra gesto, ritmo e corpo; come si libera l’espressività del segno. Si parte dalle forme dell’italico, il primo corsivo moderno, e poi ci si spinge ai limiti della leggibilità e anche oltre, per rompere tutte le regole e inventarne di nuove. Il foglio bianco diventa un territorio nuovo, tutto da esplorare.
Il canto armonico è un corpus di tecniche vocali che hanno in comune la peculiarità di rendere chiaramente percepibili gli armonici di un suono fondamentale. Le tecniche più note provengono dall’Asia centrale, ma si ha ragione di ritenere che esse fossero diffuse in tutto il mondo, e che anzi possano essere state la prima “musica” dell’umanità.

Madya Diebate con la sua kora, arpa tradizionale mandinka a 21 corde, libera una musica straordinaria in cui le cascate senza fine di note che si rincorrono l’un l’altra, i motivi ricorsivi e le infinite variazioni ritmiche e armoniche sui semplici temi di base trasmettono pace, freschezza e spiritualità ed elevano l’ascoltatore ad uno stato di virtuosismo meditativo.
Giulio Carè al sax e arpa celtica. Musicista per passione, Giulio suona strumenti diversi (pianoforte, saxofono, arpa celtica) ed in vari generi (pop, rock, fusion, new age): un amante della sperimentazione, pronto a tutto, pur di emozionarsi ed emozionare.
Pietro Petrosini, percussionista strappato alla legge. Avvocato di professione, suona percussioni provenienti dall’Africa e dal sud America. Alla ricerca di una musicalità comune e della versatilità, ha spaziato in vari generi, dall’etno, al rock fino al jazz.
Nel 1991, all’indomani della caduta del Colonnello Menghistu, alcuni tra i più importanti gerarchi del regime etiope si presentano all’Ambasciata d’Italia ad Addis Abeba cercando rifugio dalle possibili epurazioni del nuovo governo di Meles Zenawi. Da lì inizia la storia de “I noti ospiti”, una storia lunga 27 anni durante i quali due di questi gerarchi si sono installati in una villetta del parco dell’Ambasciata nonostante i numerosi tentativi di mediazione condotti dalle autorità diplomatiche italiane e un lungo processo condotto in contumacia. I due, l’ex-capo di Stato Maggiore Addis Tedla e l’ex ministro degli Esteri Berhanu Bayeh sono ancora lì, in attesa di una quasi impossibile amnistia che li potrebbe liberare da una condizione di cattività durante la quale lo scenario politico internazionale ed etiope è molto cambiato.
