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"Lo Sguardo dell'altro". Verso una nuova identità creola

L’antologia “Lo sguardo dell’altro” (Mangrovie editore, 2008) raccoglie una serie di racconti divertenti o “impegnati” di scrittori stranieri che hanno scelto di esprimersi in lingua italiana.

Domenica 2 Novembre, alle ore 18.00, la Libreria GRIOT e l’Associazione Tabanka onlus sono liete di invitarvi alla presentazione di ‘Lo Sguardo dell’altro’
in presenza degli autori, stranieri che vivono in Italia, che qui lavorano, scrivono, producono cultura, e che con la loro scrittura, con la loro poesia, con i loro italiani, stanno costruendo una nuova realtà creola.
La scelta di scrivere in italiano che resta per loro una questione aperta, per alcuni rappresenta anche un po’ un tradimento nei confronti della lingua madre, per altri una necessità. L’intento delle edizioni Mangrovie è quello di preservare, quasi di accudire e rispettare la scrittura che ci arriva in un italiano creolizzato, una lingua dell’altrove, che vive nelle frontiere linguistiche e si muove tra la lingua madre e quella ospite.
Oltre agli autori: Susanne Portman, Jorge Canifa, e Helene Paraskevà; alla serata parteciperanno gli artisti: Filippo Bucci (al Sax) e Laurent Digbeu (alla chitarra).

Susanne Portmann

Nata a Basilea nel 1960. Di madrelingua tedesca, arriva a Roma nel 1982 dove si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti e si laurea in Lingue e letterature straniere presso l’Università Roma Tre.
Mangrovie ha pubblicato il suo primo romanzo, “Lasciando il bosco”, nel 2007.
Vive e lavora a Roma.

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Domenica 2/11, ore 18.30 Lo sguardo dell'altro. Alla scoperta di una nuova realtà creola

L’antologia "Lo Sguardo dell’altro" (Mangrovie editore, 2008) raccoglie una serie di racconti divertenti o “impegnati” di scrittori stranieri che hanno scelto di esprimersi in lingua italiana.

Domenica 2 Novembre, alle ore 18.30, la Libreria GRIOT e l’Associazione Tabanka onlus sono liete di invitarvi alla presentazione di ‘Lo Sguardo dell’altro’ in presenza degli autori, stranieri che vivono in Italia, che qui lavorano, scrivono, producono cultura, e che con la loro scrittura, con la loro poesia, con i loro italiani, stanno costruendo una nuova realtà creola.

La scelta di scrivere in italiano che resta per loro una questione aperta, per alcuni rappresenta anche un po’ un tradimento nei confronti della lingua madre, per altri una necessità. L’intento delle edizioni Mangrovie è quello di preservare, quasi di accudire e rispettare la scrittura che ci arriva in un italiano creolizzato, una lingua dell’altrove, che vive nelle frontiere linguistiche e si muove tra la lingua madre e quella ospite.

Oltre agli autori: Jorge Canifa, Helene Paraskeva, Susanne Portman, alla serata parteciperanno gli artisti: Filippo Bucci (al Sax) e Laurent Digbeu (alla chitarra).

 

Jorge Canifa Alves Nato nel 1972 a Capoverde, vive in Italia dal 1979 e cresce con un’anima culturale tutta italiana fin verso gli Anni Novanta quando ritrova il suo amore perduto: Capoverde. La tentazione di abbandonare l’influenza italiana è forte, ma lui resiste e sposa entrambe le culture. I suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste Il giornale di Peter Pan, Caffè e nelle antologie Memoria in valigia (1997), Capoverde: nove isole e un racconto disabitato (2000), Libera o liberata (2002) e Italiani per vocazione (2005). Ha pubblicato, nel 2005 Racconti in altalena. Nel 2006, nei panni di regista-attore porta in scena lo spettacolo Gli Affamati. È socio-fondatore del “Gruppo Scritti d’Africa”. Collabora con il gruppo dei poeti Apollo 11 dal 2005. È stato dal 2004 al 2007 vice presidente della consulta per l’immigrazione per il quinto municipio di Roma; è Presidente di Tabanka onlus.

Helene Paraskeva
Vivo in Italia sin dagli anni di piombo e mi sono nutrita del pane amaro della migrazione e della precarietà, lavoro vicino ai ragazzi italiani e immigrati e ragiono con loro su questa congiuntura storica che ci trova a vivere insieme. Non spero solo in un futuro migliore ma cerco, nel mio piccolo, di costruirlo. Pago le tasse, scrivo, pubblico e adesso mi sento sottrarre quella voce che ho coltivato per tanto tempo in silenzio. Non è la perdita della gloria che mi amareggia ma la perdita di una buona occasione per esprimere riflessioni e non sono solo su cose passate.

Susanne Portmann
Nata a Basilea nel 1960. Arriva a Roma nel 1982, dove si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti e si laurea in Lingue e letterature straniere presso l’Università Roma Tre. A Roma ha lavorato come guida turistica, segretaria e assistente per le relazioni estere, traduttrice, analista, ricercatrice e redattrice web ed è stata co-titolare di una piccola impresa di artigianato artistico. Mangrovie ha pubblicato il suo primo romanzo, “Lasciando il bosco”, nel 2007.

 

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Una leonessa in Senegal. In viaggio nel paese dei Teranga

Sabato 25 ottobre alle ore 19.00 La libreria GRIOT è lieta di invitarvi alla presentazione del saggio “Una leonessa in Senegal. In viaggio nel paese dei Teranga” (Robin, 2008), scritto da Peppe Sessa per “trasmettere le emozioni, quello stravolgimento interiore che con una semplice conversazione non mi era riuscito. Far viaggiare il lettore in un’Africa tanto vera quanto diversa da come viene presentata dai media: fame, guerra, miseria e malattie …”. Sarà presente l’autore.

Dalla recensione di Roberto Duiz – “Alias, la Talpalibri” del 4 ottobre 2008: “L’elegante felina, alta e fiera, “maestosa nella sua postura più bella, semisdraiata e attenta ai suoi cuccioli che un giorno saranno re della foresta”, è solo un’immagine inattesa sbucata dalla foresta e lesta a farvisi reinghiottire. Una fugace apparizione che si merita il titolo di un libro, pure occupandovi lo spazio di un flash (16 righe), così come s’è proposta sulla via da Kédougou a Tambacounda. Una leonessa in Senegal (Robin edizioni) è infatti il titolo scelto da Peppe Sessa per il suo racconto di viaggio in quel paese affacciato sull’Atlantico, piccolo rispetto alle usuali dimensioni degli stati africani, ma vario abbastanza per contenere tutti gli umori e i colori d’Africa, inserito nella grande regione chiamata Sahel, ai confini di un Sahara che si fa sempre più prepotente e schiacciante. Viaggio con bagaglio leggero e su “persanti” mezzi di trasporto locali, su strade polverose e con ritmi imprevedibili, che sono il prezzo da pagare per evadere dalle prisones touristiques.
Dunque un prezzo accettabile, tanto più che dà diritto a “benefit” altrimenti inaccessibili, primi fra tutti gli incontri ravvicinati con “gli altri” e col loro mondo, visto senza il filtro deformante degli stereotipi, pur con la consapevolezza che in Africa avere la pelle biance già di per sé significa essere in possesso di quello che Kapuscinski ha chiamato “certificato di esclusione”.
L’immagine della leonessa non è un pretesto sensazionalistico. Ha una valenza simbolica, invece. “il Senegal- constata Sessa- non ha conosciuto le guerre civili postcolonial, né la sanguinante opulenza dei signori della guerra, dei diamanti o del petrolio. La sua fortuna è stata proprio l’assenza di ricchezze naturali, cosicchè non si è reso appetibile alla razza devastatrice dei ricchi del mondo. In quel cantuccio, il Senegal ha conservato la sua natura fiera e selvaggia, le sue tradizioni, pur nello sforzo di modernizzazione in atto.” Ed è in quella natura conservata che il narratore si immerge. Ed è per induzione, partendo dalle immagini e dalle voci che coglie, che costruisce l’intero contesto fatto di guerre (che da noi si chiamavano “guerre di civilizzazione” e da loro “di liberazione”), di rivolte, di raccolta di schiavi, di credenze e rituali sopravvissuti a ogni conversione coatta.
E’ un piccolo paese, il Senegal, ma a percorrerlo per intero, dai centri principali alle regioni più remote, da nord a sud, a zig zag per l’interno tra villaggi rurali, fiumi, foreste, distese di baobab e di catapecchie di fango e lamiera, sembra enorme. L’agghiacciante Dakar e il fascino decadente di St-Luis. Thiès, la ville rebelle, che “ricorda una cittadina spaghetti-western”, e la Casamance, sfrontatamente selvaggia e teatro di guerra civile. Suggestioni felliniane e allucinazioni da Apocalypse Now, enclave turistiche e spiagge da condividere solo con gli zebù. Per finire inevitabilmente invischiati in quell’inestricabile mistero per convenzione chiamato “mal d’Africa”.
Vincitore del premio nazionale di giornalismo e saggistica 2008 “Più a sud di Tunisi”.
Per maggiori informazioni:www.unaleonessainsenegal.com
Peppe Sessa è nato nel 1968. È ingegnere e lavora a Catania per una multinazionale dell’elettronica, in cui svolge anche attività sindacale per la FIOM/CGIL. Da anni viaggia al di fuori dell’Europa, preferendo il sud del mondo. È stato in Israele e Palestina, Siria, Turchia, Senegal, Brasile, Nigeria e Benin. Ha giocato a rugby, è appassionato di antropologia, ama cucinare, scrivere di viaggi e di politiche del lavoro.
È raggiungibile all’indirizzo: [email protected]

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Nero di Roma: Storia di Leone Jacovacci, l'invincibile mulatto italico

Nero di RomaDomenica 26 ottobre, ore 19.00, La Libreria GRIOT è lieta di invitarvi alla presentazione del volume di Mauro Valeri “Nero di Roma. Storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico” (Palombi, 2008), ricostruzione delle discriminazioni razziali subite dal pugile italiano mulatto che il 24 giugno 1928 conquistò il titolo di campione d’Italia e d’Europa dei pesi medi. Parteciperanno alla serata insieme all’autore, la scrittrice italo-somala Igiaba Scego e lo storico del pugilato Alfredo Bruno.
Il volume di Mauro Valeri, edito da Palombi, ricostruisce la storia di Leone Jacovacci, il pugile mulatto che il 24 giugno 1928 conquistò il titolo di campione d’Italia e d’Europa dei pesi medi. La sua vicenda racconta che anche dopo la vittoria i razzisti provarono a contestarne l’italianità.
Questa di Leone Jacovacci è una storia all’italiana di una possibilità mancata. Di come il nostro paese abbia rifiutato l’occasione di diventare più aperto, più giusto, più multiculturale. Di come non abbia usato lo sport per emanciparsi da una cultura incivile, che ancor oggi sopravvive negli stadi. Il Nero continua ad essere uno straniero per forza, perché siamo tutti convinti, più o meno inconsciamente, che è la pelle e non la cittadinanza burocratica a determinare le appartenenze. Siamo convinti che i Neri non possano essere italiani. O meglio, non possono essere “italiani veri”. Al Nero attribuiamo una colpa irrevocabile: non ha “la pelle giusta”, per dirla con Paola Tabet. Tutto si può nascondere, ma non il colore della pelle, che resta un marchio indelebile. Facile dire che, costretto a dover prendere la vita a pugni, alla fine Leone ha scelto di fare il pugile, di aderire allo stereotipo del Forzuto Nero. Ma il ring e la vita sono due realtà differenti. Se sul quadrato Leone è riuscito ad affermarsi a suon di k.o., fuori dal ring ha dovuto combattere contro pregiudizi razziali e razzisti, che gli hanno reso più difficile la carriera e forse anche la vita.
Proprio questa estenuante lotta contro la barriera di colore, assegna a Leone Jacovacci un importante ruolo in quella storia di meticciato che per Mauro Valeri è fondamentale ricostruire in modo da ridare dignità a chi ha subito discriminazioni, e che dovrebbe essere maggiormente valorizzata soprattutto oggi in un’Italia davvero multirazziale.

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Domenica 26 Ottobre, ore 19.00; Nero di Roma, di MauroValeri

Nell’ambito di Ottobre piovono libri 2008
la Libreria GRIOT presenta

NERO DI ROMA
Storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico.

Nero di RomaDomenica 26 ottobre, ore 19.00, La Libreria GRIOT è lieta di invitarvi alla presentazione del volume di Mauro Valeri "Nero di Roma. Storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico" (Palombi, 2008), ricostruzione delle discriminazioni razziali subite dal pugile italiano mulatto che il 24 giugno 1928 conquistò il titolo di campione d’Italia e d’Europa dei pesi medi. Parteciperanno alla serata insieme all’autore, la scrittrice italo-somala Igiaba Scego e lo storico del pugilato Alfredo Bruno.

Il volume di Mauro Valeri, edito da Palombi, ricostruisce la storia di Leone Jacovacci, il pugile mulatto che il 24 giugno 1928 conquistò il titolo di campione d’Italia e d’Europa dei pesi medi. La sua vicenda racconta che anche dopo la vittoria i razzisti provarono a contestarne l’italianità.

Questa di Leone Jacovacci è una storia all’italiana di una possibilità mancata. Di come il nostro paese abbia rifiutato l’occasione di diventare più aperto, più giusto, più multiculturale. Di come non abbia usato lo sport per emanciparsi da una cultura incivile, che ancor oggi sopravvive negli stadi. Il Nero continua ad essere uno straniero per forza, perché siamo tutti convinti, più o meno inconsciamente, che è la pelle e non la cittadinanza burocratica a determinare le appartenenze. Siamo convinti che i Neri non possano essere italiani. O meglio, non possono essere "italiani veri". Al Nero attribuiamo una colpa irrevocabile: non ha "la pelle giusta", per dirla con Paola Tabet. Tutto si può nascondere, ma non il colore della pelle, che resta un marchio indelebile. Facile dire che, costretto a dover prendere la vita a pugni, alla fine Leone ha scelto di fare il pugile, di aderire allo stereotipo del Forzuto Nero. Ma il ring e la vita sono due realtà differenti. Se sul quadrato Leone è riuscito ad affermarsi a suon di k.o., fuori dal ring ha dovuto combattere contro pregiudizi razziali e razzisti, che gli hanno reso più difficile la carriera e forse anche la vita.

Proprio questa estenuante lotta contro la barriera di colore, assegna a Leone Jacovacci un importante ruolo in quella storia di meticciato che per Mauro Valeri è fondamentale ricostruire in modo da ridare dignità a chi ha subito discriminazioni, e che dovrebbe essere maggiormente valorizzata soprattutto oggi in un’Italia davvero multirazziale.
 

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Sabato 25 Ottobre, ore 19.00: Presentazione di "Una leonessa in Senegal" di Peppe Sessa.

Nell’ambito di Ottobre piovono libri 2008
la Libreria GRIOT presenta

UNA LEONESSA IN SENEGALIn viaggio nel paese dei Teranga


Sabato 25 ottobre alle ore 19.00 La libreria GRIOT è lieta di invitarvi alla presentazione del saggio "Una leonessa in Senegal. In viaggio nel paese dei Teranga" (Robin, 2008), scritto da Peppe Sessa per "trasmettere le emozioni, quello stravolgimento interiore che con una semplice conversazione non mi era riuscito. Far viaggiare il lettore in un’Africa tanto vera quanto diversa da come viene presentata dai media: fame, guerra, miseria e malattie …". Sarà presente l’autore .
 
Dalla recensione di Roberto Duiz – "Alias, la Talpalibri" del 4 ottobre 2008:
 
"L’elegante felina, alta e fiera, "maestosa nella sua postura più bella, semisdraiata e attenta ai suoi cuccioli che un giorno saranno re della foresta", è solo un’immagine inattesa sbucata dalla foresta e lesta a farvisi reinghiottire. Una fugace apparizione che si merita il titolo di un libro, pure occupandovi lo spazio di un flash (16 righe), così come s’è proposta sulla via da Kédougou a Tambacounda. Una leonessa in Senegal (Robin edizioni) è infatti il titolo scelto da Peppe Sessa per il suo racconto di viaggio in quel paese affacciato sull’Atlantico, piccolo rispetto alle usuali dimensioni degli stati africani, ma vario abbastanza per contenere tutti gli umori e i colori d’Africa, inserito nella grande regione chiamata Sahel, ai confini di un Sahara che si fa sempre più prepotente e schiacciante. Viaggio con bagaglio leggero e su "persanti" mezzi di trasporto locali, su strade polverose e con ritmi imprevedibili, che sono il prezzo da pagare per evadere dalle prisones touristiques.

Dunque un prezzo accettabile, tanto più che dà diritto a "benefit" altrimenti inaccessibili, primi fra tutti gli incontri ravvicinati con "gli altri"  e col loro mondo, visto senza il filtro deformante degli stereotipi, pur con la consapevolezza che in Africa avere la pelle biance già di per sé significa essere in possesso di quello che Kapuscinski ha chiamato "certificato di esclusione".

L’immagine della leonessa non è un pretesto sensazionalistico. Ha una valenza simbolica, invece. "il Senegal- constata Sessa- non ha conosciuto le guerre civili postcolonial, né la sanguinante opulenza dei signori della guerra, dei diamanti o del petrolio. La sua fortuna è stata proprio l’assenza di ricchezze naturali, cosicchè non si è reso appetibile alla razza devastatrice dei ricchi del mondo. In quel cantuccio, il Senegal ha conservato la sua natura fiera e selvaggia, le sue tradizioni, pur nello sforzo di modernizzazione in atto." Ed è in quella natura conservata che il narratore si immerge. Ed è per induzione, partendo dalle immagini e dalle voci che coglie, che costruisce l’intero contesto fatto di guerre (che da noi si chiamavano "guerre di civilizzazione" e da loro "di liberazione"), di rivolte, di raccolta di schiavi, di credenze e rituali sopravvissuti a ogni conversione coatta.

E’ un piccolo paese, il Senegal, ma a percorrerlo per intero, dai centri principali alle regioni più remote, da nord a sud, a zig zag per l’interno tra villaggi rurali, fiumi, foreste, distese di baobab e di catapecchie di fango e lamiera, sembra enorme. L’agghiacciante Dakar e il fascino decadente di St-Luis. Thiès, la ville rebelle, che "ricorda una cittadina spaghetti-western", e la Casamance, sfrontatamente selvaggia e teatro di guerra civile. Suggestioni felliniane e allucinazioni da Apocalypse Now, enclave turistiche e spiagge da condividere solo con gli zebù. Per finire inevitabilmente invischiati in quell’inestricabile mistero per convenzione chiamato "mal d’Africa".

 
Vincitore del premio nazionale di giornalismo e saggistica 2008  "Più a sud di Tunisi".
Per maggiori informazioni:www.unaleonessainsenegal.com
 
Peppe Sessa è nato nel 1968. È ingegnere e lavora a Catania per una multinazionale dell’elettronica, in cui svolge anche attività sindacale per la FIOM/CGIL. Da anni viaggia al di fuori dell’Europa, preferendo il sud del mondo. È stato in Israele e Palestina, Siria, Turchia, Senegal, Brasile, Nigeria e Benin. Ha giocato a rugby, è appassionato di antropologia, ama cucinare, scrivere di viaggi e di politiche del lavoro.

È  raggiungibile all’indirizzo: [email protected]

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Domenica 19/10, ore 18/30: L'APARTHEID. Viaggio inchiesta di Toni Fontana nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord Est (Nutrimenti 2008).

Nell’ambito di “Ottobre piovono libri 2008”
la Libreria GRIOT presenta

L’APARTHEID. Viaggio inchiesta di Toni Fontana nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord Est (Ed. Nutrimenti 2008).
Saranno presenti: l’autore, Toni Fontana, e Massimo Ghirelli, giornalista, direttore dell’Archivio Immigrazione e presidente dell’Agenzia Migra.
Toni Fontana, giornalista e reporter dell’Unità, racconta in questo libro il L’Apartheidsuo ultimo viaggio nel Nord-Est Italiano, in cui dilagano una cultura dell’odio e del razzismo. Partendo da piccole e grandi storie, l’autore attraversa i profondi mutamenti e i contrasti determinati dall’arrivo nel Nord-Est dell’Italia di centinaia di migliaia di stranieri: la piccola Fatima, dieci anni, discriminata a scuola perché porta il velo; Meryem, studentessa di economia internazionale all’Università di Padova, che guida le marce contro le discriminazioni razziali; i musulmani di Treviso che pregano inginocchiandosi sui tappeti distesi nei parcheggi dei supermercati, sono alcuni dei personaggi protagonisti del racconto di viaggio di Toni Fontana.
In Veneto risiedono e lavorano oltre 350.000 immigrati. Contro di loro la Lega di Umberto Bossi sta costruendo un nuovo e moderno “apartheid”, una società piramidale al cui vertice ci sono i “bianchi” ai quali sono riservati tutti i diritti. Gli altri, gli stranieri, sono accettati solo come produttori di ricchezza, ma esclusi dalla vita sociale.
Toni Fontana, 53 anni, è nato a Feltre (Belluno). Vive tra Roma, il Veneto e la Spagna. È giornalista dell’Unità. Ha inviato reportage dall’Africa, dai Balcani e dal Medio Oriente. Ha scritto: La guerra degli altri. Golfo, Somalia, Jugoslavia: un racconto dal fronte della follia (Castelvecchi, 1993) e Hotel Palestine, Baghdad. Nelle mani degli iracheni (Il Saggiatore, 2004). È tra gli autori di La guerra dei dieci anni (Il Saggiatore, 2001).
Toni Fontana, L’apartheid, Nutrimenti, 2008. € 10.00
Isbn 978-88-95842-03-5

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G. Matteo, Somalia, le ragioni storiche del conflitto, Edizioni Altravista 2008


La Somalia rimane caratterizzata da una spiccata frammentazione politica, economica e sociale, la quale se da un lato ha ridotto drammaticamente le possibilità di riconciliazione e di ripristino di un qualsiasi apparato statale, dall’altro ha prodotto nuove e importanti opportunità per ben definiti gruppi di interesse…Ma come si è arrivati a tutto questo? Quali sono le responsabilità politiche delle élite somale e della comunità internazionale?
Matteo Guglielmo è dottorando in Africanistica all’Università degli studi “L’Orientale” di Napoli con un progetto di ricerca sulla “Dimensione Regionale della Crisi Somala”. Collabora inoltre con il CeSpi (Centro Studi di Politica Internazionale).Autore di diversi articoli, tra cui: “La crisi di confine tra Eritrea ed Etiopia apre un altro fronte in Somalia”, in Afriche e Orienti: rivista di studi ai confini tra Africa e Mediterraneo, anno VIII, n. 3-4, 2007; e “Rebus Somalia: tra politica e terrorismo”, in Limesonline.
G. Matteo, Somalia, le ragioni storiche del conflitto
192 pp. – Altravista: 2008
ISBN: 978-88-95458-07-6
18 Euro.

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Léonora Miano, I contorni dell'alba, Epoché 2008

“Adesso vivere tocca a me. Ho valicato la montagna. Sono sul versante opposto al disastro”.

Nell’immaginario Stato africano dello Mboasu, la guerra civile è finita lasciandosi dietro morte e distruzione. Nei quartieri malfamati di Sombé, la capitale, pattugliati da gruppi di ribelli riconvertiti in trafficanti, ormai prevalgono la legge della giungla e la superstizione. A farne le spese sono i più piccoli: gli adulti, nella loro follia, li ritengono la causa dei mali che li affliggono e li allontanano. Così Musango, di appena nove anni, viene cacciata via da sua madre, che la accusa di stregoneria. Sola, senza famiglia né appoggi, la bambina viene presa e venduta come schiava. Nonostante le mille peripezie e i pericoli, si attacca con tenacia e lucidità a un’unica speranza: ritrovare sua madre e fare i conti con il passato per potere, finalmente, pensare a un futuro.

Léonora Miano è nata a Douala (Camerun) nel 1973 e vive a Parigi. Notte dentro, il suo romanzo d’esordio, è stato giudicato dalla rivista francese “Lire” come migliore opera prima del 2005 e ha vinto numerosi premi letterari: Les lauriers verts de la forêt des livres – Révélation 2005, Prix Louis Guilloux 2006, Prix Montalambert du premier roman de femme 2006, Prix René Fallet 2006, Prix Bernard Palissy 2006, e il Premio Grinzane Cavour 2008 nella sezione Giovane Autore Esordiente. I contorni dell’alba ha ottenuto il prestigioso Prix Goncourt des Lycéens.

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Domenica 19 Ottobre, ore 18.30: L'APARTHEID. Viaggio inchiesta di Toni Fontana nel Nord-Est Ita

APARTHEID. Viaggio inchiesta di Toni Fontana nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord Est.

In occasione della pubblicazione di “L’Aparthed. Viaggio inchiesta di Toni Fontana nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord Est”, Nutrimenti 2008, la Libreria GRIOT invita ad una presentazione-dibattito in presenza dell’autore, Toni Fontana e dell’Editore Nutrimenti. DOMENICA 19 Ottobre, ore 18.30

Toni Fontana, giornalista e reporter dell’Unità, racconta in questo libro il L'Apartheidsuo ultimo viaggio nel Nord-Est Italiano, in cui dilagano una cultura dell’odio e del razzismo. Partendo da piccole e grandi storie, l’autore attraversa i profondi mutamenti e i contrasti determinati dall’arrivo nel Nord-Est dell’Italia di centinaia di migliaia di stranieri: la piccola Fatima, dieci anni, discriminata a scuola perché porta il velo; Meryem, studentessa di economia internazionale all’Università di Padova, che guida le marce contro le discriminazioni razziali; i musulmani di Treviso che pregano inginocchiandosi sui tappeti distesi nei parcheggi dei supermercati, sono alcuni dei personaggi protagonisti del racconto di viaggio di Toni Fontana.

In Veneto risiedono e lavorano oltre 350.000 immigrati. Contro di loro la Lega di Umberto Bossi sta costruendo un nuovo e moderno "apartheid", una società piramidale al cui vertice ci sono i "bianchi" ai quali sono riservati tutti i diritti. Gli altri, gli stranieri, sono accettati solo come produttori di ricchezza, ma esclusi dalla vita sociale.

Toni Fontana, L’apartheid, Nutrimenti, 2008. € 10.00
Isbn 978-88-95842-03-5

Toni Fontana, 53 anni, è nato a Feltre (Belluno). Vive tra Roma, il Veneto e la Spagna. È giornalista dell’Unità. Ha inviato reportage dall’Africa, dai Balcani e dal Medio Oriente. Ha scritto: La guerra degli altri. Golfo, Somalia, Jugoslavia: un racconto dal fronte della follia (Castelvecchi, 1993) e Hotel Palestine, Baghdad. Nelle mani degli iracheni (Il Saggiatore, 2004). È tra gli autori di La guerra dei dieci anni (Il Saggiatore, 2001).