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“Microfinanza, economia popolare e associazionismo in Africa Occidentale. Uno sguardo al femminile”: incontro con l’autrice Francesca Lulli

Sabato, 6 Giugno alle 19:00: GRIOT presenta “Microfinanza, economia popolare e associazionismo in Africa Occidentale. Uno sguardo al femminile” interverrà insieme all’ autrice anche l’antropologo Francesco Zanotelli.

 

Attraverso l’analisi delle pratiche di risparmio e credito in alcune aree dell’Africa occidentale, questo testo illustra orientamenti e tensioni proprie di strategie sociali e finanziarie di riproduzione socio-culturale e di lotta alla vulnerabilità.
Cosa ci raccontano la microfinanza, l’economia popolare e l’associazionismo, nelle loro coordinate economiche e antropologiche, delle logiche di gestione sociale e simbolica del denaro? Quali le particolarità delle realtà presenti e delle modalità d’uso? Come si è sviluppata la microfinanza nella regione subsahariana, quali specificità riveste in rapporto al ventaglio delle proposte sociali e finanziarie autonome? Senza entrare metodicamente nello specifico delle interazioni fra razionalità istituzionali e non, questo testo mantiene uno sguardo su entrambe, cercando di ripercorrerne le priorità e a volte le reciprocità, attraverso un approccio transdisciplinare che, dove possibile, ne metta in luce le dimensioni sociali, economiche e antropologiche. All’interno di questo percorso un ruolo centrale, tanto nelle esperienze popolari che in quelle istituzionali, viene giocato dalle donne e dalla loro implicazione in un’economia i cui risvolti fondano la riproduzione socio-economica locale e l’espressione di una dimensione paritaria.
Le specificità delle associazioni femminili si sommano ad altre espressioni della società civile le cui funzioni sociali ed economiche sono risposte endogene alle vulnerabilità che testimoniano del valore e della funzionalità delle strategie locali autonome. Nella descrizione e nella riflessione sul panorama presentato questo testo cerca di disegnarne i tratti con un approccio transdisciplinare che, dove possibile, ne metta in luce le dimensioni sociali, economiche e antropologiche.
Francesca Lulli: antropologa, si occupa da anni di economia popolare, tematiche di genere e micro finanza in Africa occidentale, argomenti sui quali ha pubblicato alcuni articoli. Presta insegnamento in diversi master e corsi di specializzazione.

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“Il prefisso di Dio. Storie e labirinti di Once, Buenos Aires” di Francesca Bellino

Interverranno: Pietro Suber (giornalista) e Camilla Cattarulla(docente di lingua e letterature ispano-americane all’Università di Roma Tre), Letture di Luigi Diberti (attore).
Con la partecipazione del musicista Badarà Seck
Sarà presente l’autrice

Un viaggio nel quartiere ebraico di Buenos Aires
alla ricerca dell’Undicesimo Comandamento.

Rincorsa dal numero 11, l’autrice si perde in infiniti labirintidi storia antica e contemporanea e si lascia guidare dai personaggi che incontra sulla sua strada.
Immigrazionivecchie e nuove, tradizioni e mistica ebraica, credenze popolari e miracoli, tango porteňo e tango yiddish, la memoria e i fatti dell’attentato all’Ambasciata di Israele e all’Amia e della morte dei 194 ragazzi nella discoteca Cromañon, gli psicoanalisti del dopo crisi del 2001 e la convivenza tra culture diverse sono alcuni dei temi trattati in questo diario-reportage che cerca di stimolare il lettore in una personale ricerca di un nuovo Comandamento per le attuali società plurali.
“Un viaggio in compagnia de ‘Il Prefisso di Dio’ apre le porte meglio di qualunque guida turistica non solo a el Once e a Buenos Aires, perché Francesca Bellino racconta questi luoghi e storie con la partecipazione vitale e affettuosa di una scrittrice attenta e desiderosa di spaziare oltre e oltre e oltre ancora” (Luis Bacalov).
“Once è un quartiere affascinante, pieno di energia vitale, creatività e ricerche. Un quartiere che non si arrende. Di queste battaglie passate, presenti e future tratta questo bel libro” (Ivana Costa, Clarín).
Il libro ha il patrocinio di Asal, Icei e ProgettoSur.
L’Autrice
Francesca Bellino è nata a Salerno e vive a Roma. Giornalista, reporter di viaggio e autrice televisiva, collabora con numerose testate quotidiane e periodiche, tra cui Il Mattino, Il Foglio, Il Venerdì, Viaggi e D de La Repubblica, il supplemento culturale del Clarin, Ñ. È autrice dei saggi È ancora vivo! Lucio Battisti risorge attraverso i mezzi di comunicazione (Sottotraccia, 2000) e Non sarà un’avventura. Lucio Battisti e il jazz italiano (Elleu, 2004). www.francescabellino.it

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“Il Bacio della Sfinge”: incontro con l’autore Jorge Canifa Alves insieme all'editore Luca Donadei, la giornalista Maria de Lourdes Jesus e il musicista capoverdiano Keita.




Domenica, 3 Maggio alle 19:00: GRIOT presenta “Il Bacio della Sfinge” con l’autore Jorge Canifa Alves per la Fuoco Edizioni.

Ne parleranno con l’autore, l’editore Luca Donadei, la giornalista Maria de Lourdes Jesus. Accompagnerà la serata,  il musicista capoverdiano Keita.


Perché un turista entra a Capo Verde con la puzza sotto il naso? Forse non conosce questa terra e allora è bene raccontargliela prima… ondeggiando tra fantasia e realtà!

Ecco che “Il Bacio della Sfinge” diventa un’occasione per raccontare il mondo capoverdiano dentro e fuori l’arcipelago, da diversi punti di vista: quello fantasy dove un pirata cerca di salvare una forchetta dall’annegamento; quello reale dove una giovane immigrata, appena arrivata in Italia, si nutre di thè e biscotti perché non riesce a mangiare “italiano”; quello sportivo dove un gruppo di giovani della seconda generazione compie l’impresa storica di vincere un importante torneo di calcio; quello fiabesco fatto di animali parlanti, di aereo-tram volanti e di un regno fatto di “bionde bollicine”. Il libro diventa occasione anche per parlare di grandi temi come l’inquinamento ambientale in Africa, l’emigrazione e l’immigrazione, l’intolleranza razziale verso i Rom.

La sfinge è così un bacio per tutte le età, per tutti quelli che vogliono conoscere l’altro (in questo caso “capoverdiano”) nel suo dolore, nel suo divertimento… nel suo essere vivo!


Jorge Canifa Alves Un giorno prese una penna in mano e la fece sposare con la sua fantasia, era sul finire degli anni ottanta. Quel matrimonio a Jorge piacque molto e decise di farne nascere dei racconti. Jorge Canifa Alves è nato nel 1972 nella città di Mindelo, isola di S.Vicente, arcipelago del Capo Verde. In Italia dal 1979, è tra i primi scrittori della migrazione italiana. Collaboratore dell’associazione letteraria Scritti D’Africa. Ha formato il Gruppo dei Mengantini, gruppo letterario migrante che prendeva nome da via Menganti a Bologna, i suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste “Il giornale di Peter Pan”, “Caffé”; e nelle antologie Memorie in valigia (Fara ed. 1997), Capo Verde: nove isole e un racconto disabitato (Le Lettere ed. 2000), Libera o Liberata (Il Leccio ed. 2002), Italiani per Vocazione (Cadmos ed. 2005).Collabora con il settimanale Internazionale. Socialmente impegnato è Vice-Presidente della Consulta dell’Immigrazione per il V Municipio in Roma, e Presidente della onlus Tabanka.

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Laboratorio di narrazione – I RACCONTI DEL GRIOT

Gli incontri (8) avverranno di sabato mattina (10-13) a partire dal 6 giugno 2009.

 

Il Griot e la Griotte erano maestri di parola. Non solo conservavano nella loro mente la storia e la genealogia del loro popolo, ma partecipavano con racconti, canti, musica e danze a tutti i momenti significativi della loro comunità: nascite e morti, matrimoni, vittorie e sconfitte. Equanimi, saggi e gioiosi erano anche, in pari misura, portatori di consiglio sia al re sia al suo popolo. Del resto, anche la cultura europea ha avuto i suoi Griot, da Omero al più umile cantastorie siciliano.

In Africa, quella dei Kouyaté è una delle famiglie di Griot più antiche, e vanta le radici del suo lignaggio nel Griot che venne offerto in dono a Sundyata Keita, il fondatore dell’impero Mandingo nel XII secolo. Ed è stato da Sotigui Kouyaté, premiato come miglior attore protagonista nell’ultimo Festival di Berlino, che Enrica Baldi, animatrice del workshop, ha ricevuto gli insegnamenti che stanno alla base di questo laboratorio.
Attraverso esercizi collettivi per il corpo, la voce e la mente come immaginazione e memoria, i partecipanti lavoreranno su:
la parola e il gesto
gli eventi e i pensieri
la sillaba, la parola, l’armonia del fraseggio
la libertà del corpo nello spazio e in comunione con gli altri
l’interazione con l’ambiente (persone e oggetti)
l’elocuzione nitida, libera e significativa
per arrivare ai fatti di oggi, partendo dal racconto di miti della cultura greco-romana, di alcuni “fioretti” di San Francesco e fiabe d’autore che ciascun partecipante sceglierà seguendo la propria inclinazione. La nostra maestra di parola sarà la poesia.
Enrica Baldi si è formata a Roma nel teatro classico italiano e a Parigi nel teatro interetnico di Peter Brook e nella commedia d’improvvisazione di Jean-Claude Penchenat. Docente di Scienze della Comunicazione a Teramo, lavora come consulente di sceneggiature. Ha diretto laboratori di scrittura e teatro al Tibetan Children’s Village di Dharamsala (India) e aderisce alla filosofia pedagogica di Maria Montessori.
Il laboratorio costa 250 Euro + quota associativa.

Per informazioni sulle iscrizioni, contattare la Libreria GRIOT: tel 06 58 33 41 16 – [email protected] 

 

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Incontro del gruppo di lettura: "I soli delle indipendenze" di Ahmadou Kourouma

Domenica 19 aprile, dalle  11.00 alle 12.30 il gruppo di lettura della Libreria GRIOT continua il suo percorso attraverso i grandi libri della letteratura africana. Dopo Il crollo del nigeriano Chinua Achebe, Il bevitore di vino di palma di Amos Tutuola, e Il Vaglia di Sembène Ousmane, il gruppo legge I soli delle indipendenze, dello scrittore ivoriano Ahmadou Kourouma.


Il gruppo di lettura è aperto; non è necessario aver partecipato agli incontri precedenti. Coordina Maria Teresa Carbone.





I soli delle indipendenze: Questo primo romanzo di Ahmadou Kourouma narra la decadenza del principe malinke Fama Dumbuya, “nato nell’oro, il cibo, l’onore e le donne” e ridotto a vivere di espedienti, sullo sfondo di una Costa d’Avorio che ha da poco conquistato l’indipendenza dalla Francia.

Il titolo allude proprio a quei regimi nati dalle lotte per l’indipendenza, che per la loro assoluta e comune negatività sembrano a Fama meritevoli soltanto di un generico plurale. Regimi dai confini aleatori tracciati dai colonizzatori, frontiere intollerabili da sopportare per chi sente di appartenere a una cultura antica, radicata in ben più ampi territori.

Il romanzo narra le peripezie di Fama, ridotto a “lavorare” chiedendo l’elemosina in occasione di funerali e matrimoni insieme ai griot. Nel narrare i viaggi tra un Africa tradizionale e senza confini e quella delle metropoli convulse e alienanti sorte dal nulla, Fama racconta la sua storia con una lingua che ricorre sistematicamente alla metafora e che si presta a illustrare l’immaginario tradizionale del protagonista.
Nella virulenta descrizione di Kourouma, viene messa alla berlina sia la borghesia arrivista e ingorda, che ha preso in mano il destino del paese, sia i capi tradizionali corrotti e servili. Questo romanzo divenne un modello per generazioni di lettori e di scrittori africani e rivelò subito un autore eccezionale, una voce sarcastica e amara, ma anche traboccante di vitalità.

L’autore: Ahmadou Kourouma (Costa d’Avorio, 1927-2003), è considerato uno dei massimi esponenti del romanzo africano in lingua francese. Le Edizioni E/O hanno pubblicato Aspettando il voto delle bestie selvagge e Allah non è mica obbligato (vincitore del premio Grinzane Cavour 2003).

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Presentazione di "Dieu n'est pas un paysan", con il leader contadino Mamadou Cissokho

Domenica 19 Aprile alle 17.30, in occasione dell’uscita in Francia del libro “Dieu n’est pas un paysan”, ed. le Grad e Présence Africaine, il leader contadino Mamadou Cissokho, presidente onorario del ROPPA (Réseau des Organisations Paysannes et de Producteurs d’Afrique), incontra il pubblico di GRIOT e racconta le sue battaglie per un’agricoltura sostenibile e i diritti dei contadini in Africa occidentale.
Chi nutrirà l’Africa Occidentale? A questa domanda il libro di Mamadou Cissokho risponde in modo diretto: i “nostri appezzamenti familiari”. Da più di 30 anni, Cissokho milita perchè i contadini, spesso ancora analfabeti e per questo disprezzati, si uniscano e comincino a contare sulle proprie forze.

“Ricca di risorse e ricca in famiglie, scrive Cissokho, l’Africa occidentale è ormai ricca della crescente vitalità delle organizzazioni contadine”. Unendo allevatori, pescatori, e agricoltori, le piattaforme nazionali sono sorte alla fine degli anni 90. Al di là delle frontiere ereditate dalla colonizzazioni, prendiamo coscenza della nostra appartenenza a una comunità, la comunità degli stati dell’Africa Occidentale (la CEDEAO). E quest’ultima è ogni giorno più animata da gruppi di attori della società civile. Tra queste la Rete delle Organizzazioni contadine e dei produttori – Réseau des Organisations Paysannes et de Producteurs (ROPPA) che noi contadini di 10 paesi (Bénin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea, Guinea-Bissau, Guinea Conakry, Mali, Niger, Sénégal e Togo) abbiamo fondato nel 2000, a Cotonou e poi esteso al Ghana e alla Sierra Leone. » Questo libro racconta in modo personale e accattivante la storia di questa costruzione.

Mamadou Cissokho ha abbandonato il mestiere di insegnante per dedicarsi alla terra in un appezzamento familiare che ha creato a Bamba Thialène (a 400 km da Dakar) in Senegal. Accolto dai contadini del villaggio, Cissokho è diventato da allora l’ape operaia del movimento dei contadini dell’Africa occidentale. Nel maggio 2008, i suoi omologhi d’Africa del Sud, dell’Est e Centrale, gli hanno affidato il compito di creare le fondamenta della Piattaforma Panafricana dei Contadini e dei Produttori Africani.

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Qui va nourrir l’Afrique de l’Ouest ? A cette question d’actualité, Mamadou Cissokho, vous répondra sans détour : « nos exploitations familiales ». Depuis plus de 30 ans, il agit pour que les paysans – si souvent encore analphabètes et méprisés de ce seul fait – s’unissent et comptent sur leurs propres forces.

« Riche de ressources et riche de nos familles, écrit-il, l’Afrique de l’Ouest est désormais riche de la vitalité croissante des organisations paysannes. Unissant les éleveurs, les pêcheurs, les agriculteurs, les plateformes nationales se sont mises en place depuis la fin des années 1990. Au delà des frontières héritées de la colonisation, nous prenons conscience de notre appartenance à une communauté, la Communauté des États de l’Afrique de l’Ouest, la CEDEAO. Et celle-ci est, chaque jour, plus animée par des groupes d’acteurs de la société civile. Parmi ceux-ci, le Réseau des Organisations Paysannes et de Producteurs (ROPPA) que nous, paysans de 10 pays (Bénin, Burkina Faso, Côte d’Ivoire, Guinée, Guinée-Bissau, Guinée Conakry, Mali, Niger, Sénégal et Togo) avons fondé, en 2000, à Cotonou puis étendu au Ghana et à la Sierra Leone. » Ce livre raconte d’une façon personnelle et captivante l’histoire de cette construction.

Mamadou Cissokho a choisi, en 1974, de laisser sa craie de jeune instituteur pour devenir paysan au sein d’une exploitation familiale qu’il crée à Bamba Thialène (à 400 km de Dakar) au Sénégal. Dans ce village des paysans l’accueillent et lui font confiance. Depuis lors, il est la cheville ouvrière du mouvement paysan en Afrique de l’Ouest. En Mai 2008, ses pairs d’Afrique du Sud, de l’Est et du Centre lui ont confié le soin de créer la fondation de la Plateforme Panafricaine des Paysans et des Producteurs d’Afrique.