Descrizione
Crescendo, la giornalista Shahed Ezaydi si è sentita spesso chiedere come potesse definirsi femminista e, allo stesso tempo, praticare la propria fede musulmana. Una domanda che rivela un problema più profondo: le donne musulmane vengono spesso ignorate negli spazi femministi oppure rappresentate come vittime passive, bisognose di essere salvate. Questa visione alimenta l’islamofobia di genere e una concezione ristretta del femminismo bianco. Ma le donne musulmane non hanno bisogno di essere salvate.
In questo saggio, Ezaydi mette in discussione i luoghi comuni su chi opprime le donne musulmane e in che modo, mostrando come tali stereotipi si traducano in conseguenze concrete e dannose, nel Regno Unito e nel resto del mondo. Attraverso le testimonianze di femministe intersezionali che lottano per la propria emancipazione alle proprie condizioni, l’autrice denuncia i limiti di un femminismo che esclude alcune voci mentre pretende di parlare a nome di tutte.





