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SUMMARY:Presentazione di “Una storia violenta” di Giacomo Macola
DESCRIPTION:Sabato 21 maggio alle 18 GRIOT ospita la presentazione di “Una storia violenta. Potere e conflitti nel bacino del Congo (XVIII-XXI secolo)” (Viella ed.). A discuterne assieme all’autore Giacomo Macola (Sapienza Università di Roma)\, ci saranno il direttore della collana Ex-Africa Viella Pierluigi Valsecchi (Università di Pavia) e Luca Jourdan (Università di Bologna).\n\nPer partecipare è necessario prenotarsi scrivendo a info@libreriagriot.it ed è obbligatorio indossare la mascherina\n\nA partire dall’Ottocento\, la violenza politica ha svolto un ruolo eccezionalmente importante nel territorio corrispondente all’attuale Repubblica Democratica del Congo. Mettendo l’accento sul fenomeno dei signori della guerra e sull’economia di saccheggio delle risorse naturali che lo contraddistingue\, questo libro offre nuovi strumenti analitici attraverso cui interpretare la storia delle società del bacino del Congo nel corso degli ultimi centocinquant’anni.
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SUMMARY:Presentazione di "A colpi d'ascia. Legni\, crete\, storie a sud del Sahara" di Giovanni Maria Incorpora
DESCRIPTION:Domenica 22 maggio alle 18 ospitiamo la presentazione di “A colpi d’ascia. Legni\, crete\, storie a sud del Sahara” (2022\, Rubbettino) di Giovanni Maria Incorpora. Insieme all’autore parteciperà Marco Di Marco.\nAlcune Afriche\, più che altre\, accolgono l’uomo sui sentieri artistici derivati da aspetti sociali\, culturali\, credi religiosi. Quattro aree geografiche\, a sud del Sahara\, ne sono paradigma. Nella ricerca dei sentimenti di chi li ha vissuti\, questo libro vuole attraversare un lungo cammino che\, reso attuale dagli accadimenti odierni\, consegna a noi opere spesso strane\, a volte misteriose. Antichi contesti erano quelli in cui gli scultori creavano e vivevano culture per molto tempo sconosciute quali in Nigeria l’arte Nok o Sokoto o Igbo Ukwu\, in Ciad quella dei Sao o in Mali dei Bambara e di Djenné\, in Costa d’Avorio dei Wan. Indipendentemente che la materia utilizzata fosse il legno\, la terracotta\, il bronzo\, la pietra o l’avorio\, il senso del vivere insito in ogni appartenenza etnica era determinante ai fini del significato da attribuire alle singole opere. A tal proposito era influente la preferenza per l’aspetto funzionale\, spesso rituale\, più che estetico. E dunque i manufatti diventano chiave di volta e cifra per capire quel mondo e tutto ci che ad esso appartiene. Il libro\, illustrato da foto delle opere\, intende percorrere quel sentiero\, in un arco temporale allargato agli Antenati e fino al dopo-vita e in un arcobaleno che aggancia i due estremi. Maschere e statue\, feticci e altari\, reliquiari e oracoli\, vasi e utensili\, raccordano e raccontano il visibile e l’invisibile\, il mondo materiale e quello degli spiriti; ed ancora schiavitù e libertà\, malattia e guarigione. Le incrostazioni e le patine sulle opere sono spesso indici di fede e di tempo Scarificazioni e cheloidi\, chiodi e stoffe\, colori e pigmenti\, possono contribuire a riconoscerne oltremodo l’appartenenza etnica.\n\nMarco Di Marco. Di formazione fisico e con un passato professionale nell’Information Technology\, svolge da oltre trent’anni un’intensa attività di organizzatore nel campo della cultura ambientale. Col filosofo Luciano Valle ha fondato l’Istituto di Epistemologia Ecologica Gregory Bateson (1989).Attualmente è Segretario organizzativo dell’Associazione “Etica\, Sviluppo\, Ambiente – Adriano Olivetti” (2008).E’ anche socio fondatore di “Argonauti Explorers” (www.argonautiexplorers.it)\, associazione impegnata nella promozione del viaggio eco-solidale e nella realizzazione di progetti di sostegno e cooperazione con comunità locali africane. E’ direttore del periodico Frontiere.\n\n\nGiovanni Maria Incorpora è ingegnere elettronico ed ha svolto la sua attività lavorativa prevalentemente a Milano\, presso un’azienda energetica. Il suo bisnonno paterno\, Rocco Murizzi e la nonna\, Gemma\, tra l’Ottocento e il Novecento\, sono stati noti scultori a Gioiosa\, nella Calabria Jonica\, rispettivamente del legno e della creta. Il padre Salvatore\, artista anch’esso\, gli ha trasmesso il gusto del bello. Su questa strada\, nel tempo\, l’arte africana ha rivitalizzato\, forse sopiti ma non estinti\, impulsi attrattivi per le culture diverse. In tal senso\, è emersa la voglia di scrivere storie altre\, spesso poco note. Sull’Africa ha pubblicato: Sculture d’Africa (Polaris\, 2007)\, Narrare l’arte africana. Emozioni d’antiche etnie (L’Harmattan Italia\, 2011)\, Raconter l’art africain (L’Harmattan Paris\, 2012).
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SUMMARY:Presentazione di "Palestina 2048 - Racconti a un secolo dalla Nakba" a cura di Basma Ghalayini
DESCRIPTION:Sabato 28 maggio alle 18\,30 GRIOT ospita la presentazione di “Palestina 2048 – Racconti a un secolo dalla Nakba”\, la prima antologia di fantascienza palestinese. \nA discuterne assieme alle curatrice Basma Ghalayini (in collegamento video)\, ci saranno la traduttrice Federica Pistono e l’editore Luigi Lorusso. \n“Palestina 2048 – Racconti a un secolo dalla Nakba” pone una domanda a dodici scrittori e scrittrici palestinesi: come immagini il tuo paese a cento anni dalla Nakba\, l’evento traumatico avvenuto nel 1948 che segnò la vita e il destino del popolo palestinese\, con l’espulsione dalle proprie case e la sottrazione della terra da parte del nascente stato di Israele? Dopo un secolo di occupazione\, oppressione\, isolamento\, perdita di diritti si raggiungerà la pace e la giustizia o le tecnologie future non faranno altro che amplificare le sofferenze dei palestinesi?\nQuesti racconti\, che vanno dal noir fantascientifico\, alla distopia\, alla commedia tecnologica\, utilizzano le chiavi di lettura del futuro per interpretare la realtà della Palestina e dei palestinesi di oggi. Incontreremo sciami di droni\, rivolte digitali\, realtà virtuali che attraversano lo spazio e il tempo\, trattati di pace lungo universi paralleli e anche un supereroe palestinese\, in quella che è probabilmente la prima antologia di fantascienza palestinese mai realizzata.\nRacconti di Tasnim Abutabikh\, Emad El-Din Aysha\, Selma Dabbagh\, Saleem Haddad\, Anwar Hamed\, Majd Kayyal\, Mazen Maarouf\, Abdalmuti Maqboul\, Ahmed Masoud\, Talal Abu Shawish\, Rawan Yaghi\, Samir El-Youssef. \n«La fantascienza ha un valore politico in quanto ci fornisce delle lenti attraverso le quali vedere la situazione attuale. L’intento di Palestina 2048 è quello di contribuire a strappare il potere della narrazione del futuro dalle mani del colonizzatore/occupante/oppressore; di fornire il linguaggio e gli strumenti della fantascienza al colonizzato; strumenti che possono essere riproposti per comprendere e resistere alle persistenti narrazioni del colonialismo capitalista».\nBasma Ghalayini \n«Cosa augurare a questo nucleo di scrittori palestinesi? Quello che nemmeno loro osano immaginare; una Palestina unita\, laica\, aconfessionale\, in cui arabi ed ebrei possano convivere. E magari una Palestina socialista\, perché no. Serviranno molti scontri e lutti per giungere allo scopo\, ma chi sa scrivere così bene sa anche battersi bene».\nValerio Evangelisti
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SUMMARY:Presentazione de  “Il chiaro e lo scuro. Gli africani nell’Europa del Rinascimento tra realtà e rappresentazione” a cura di Gianfranco Salvatore (Argo ed.)
DESCRIPTION:Domenica 29 maggio alle 18 GRIOT ospita la presentazione del volume “Il chiaro e lo scuro. Gli africani nell’Europa del Rinascimento tra realtà e rappresentazione” a cura di Gianfranco Salvatore (Argo ed.) \nA dialogare con il curatore ci saranno Michele Rak (storico delle culture e coautore del libro) e Giovanni Vacca (etnomusicologo). \nIl Rinascimento europeo non è solo l’epoca dello sviluppo dell’umanesimo\, del rinnovamento culturale e scientifico\, dell’euforia dello spettacolo e delle feste: è anche il momento in cui si instaura una nuova economia della schiavitù\, basata sull’inumana deportazione di uomini e donne dal continente africano. E tuttavia anche il rapporto con gli africani deportati verrà gestito con spirito “rinascimentale”: incuriosito dell’alterità\, e capace di instaurare con essa importanti relazioni dialettiche\, confrontandosi con la diversità nella vita quotidiana e nelle arti\, e consentendo agli individui “scuri” di lasciare ampie tracce della loro presenza. Tracce che hanno finito per influenzare i sistemi della comunicazione e della rappresentazione in tutta l’Europa occidentale\, sia nel contesto aristocratico che nella nascente borghesia e nelle tradizioni popolari urbane. \nIn questo libro\, alcuni degli storici – dell’arte\, delle lingue\, delle culture – più importanti al mondo\, tra quanti si sono occupati degli effetti culturali della prima diaspora africana nell’Occidente moderno\, recuperano le tracce lasciate dagli africani rinascimentali nella realtà e nella rappresentazione. La costruzione di linguaggi “di contatto”\, i ritratti doppi che accostano il chiaro e lo scuro\, le forme teatrali e musicali che mettono in scena le relazioni degli africani neri con i bianchi europei\, e degli africani nei loro rapporti interetnici\, disegnano una nuova visione della prima fase dello schiavismo africano\, ancora lontana dalle atrocità colonialiste del Nuovo Mondo\, e capace di guardare all’alterità e alla diversità culturale con esiti fecondi anche per la civiltà europea. \n Oltre al mondo iberico e alle corti nordiche\, ne emerge con singolare rilievo l’Italia meridionale – spesso trascurata dalla ricerca internazionale sulla diaspora africana rinascimentale – e in particolare Napoli\, autentico laboratorio musicale e coreutico di rappresentazioni\, e feconde contaminazioni\, dell’eredità umana e culturale degli africani costretti alla servitù europea\, ma vivacissimi nella loro espressività caratteriale e corporea. Nelle canzoni moresche\, mescolando la lingua locale a una lingua africana autentica – il kanuri –\, quegli individui più “colorati” di noi risplendono in manifestazioni di fierezza\, di solidarietà etnica\, e di una umanità che annulla ogni differenza sostanziale tra i sentimenti e le passioni dei “chiari” e degli “scuri”.
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