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SUMMARY:Presentazione di "L'ultima nomade" di Shugri Said Salh (Mar dei Sargassi Edizioni)
DESCRIPTION:Sabato 4 febbraio alle 18 ospitiamo la presentazione di “L’ultima nomade” di Shugri Said Salh\, pubblicato da Mar dei Sargassi Edizioni. Insieme all’autrice parteciperà Claudia Putzu (collaboratrice di Latinoamericapop). \nNel suo romanzo d’esordio\, Shugri Said Salh narra della propria esperienza di vita in un racconto che copre la distanza tra due continenti e un arco temporale di circa quarant’anni: dall’infanzia e l’adolescenza in Somalia\, la sua terra natia\, alla travagliata fuga dal paese in seguito allo scoppio della guerra civile sul finire degli anni Ottanta\, fino all’arrivo in Nord America con un visto da rifugiata. In una società basata su un rigido sistema di clan patrilineare e in cui troppe figlie femmine sono quasi considerate un fardello\, a soli sei anni Shugri viene affidata all’amatissima nonna materna nomade\, la quale le infonde un’incancellabile resilienza nel periodo di quotidianità condivisa nel deserto somalo. Ultima del suo albero genealogico a confrontarsi con tale stile di vita un tempo comune\, Shugri si ritrova a inseguire facoceri\, scalare termitai e pascolare capre\, in costante movimento con i parenti del suo clan\, alla ricerca di acqua e bestiame. Il deserto somalo rappresenta quindi una cornice spazio-temporale di esistenza e formazione a cui l’autrice guarda tutt’oggi con nostalgia dalla prospettiva della sua attuale vita suburbana in California. Ciò non negando la cruda asperità dell’esistenza nomade né evitando di criticare gli aspetti tradizionali più problematici di una cultura (quella somala pre-guerra civile) di cui Salh tenta simultaneamente di celebrare la ricchezza\, mantenere vivo il ricordo e promuovere la conoscenza. È\, infatti\, con franchezza coinvolgente e un fiero femminismo che l’autrice narra dei tentativi di emanciparsi dai dettami patriarcali della propria cultura\, della mutilazione genitale forzata\, della perdita della madre e di un crescente desiderio di indipendenza. A un tempo diretto e poetico\, L’ultima nomade è un appassionante racconto che parla di crescita\, resilienza\, sopravvivenza e di come il concetto di “casa” sia tutt’altro che invariabile. \n 
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SUMMARY:Presentazione di "La saggezza del condannato a morte" di Mahmud Darwish
DESCRIPTION:Venerdì 10 febbraio alle 18 presentiamo la raccolta poetica del poeta palestinese Mahmud Darwish “La saggezza del condannato a morte”\, pubblicata da emuse. Parteciperà Tareq Aljabr\, traduttore e curatore del libro.  \nIn questa raccolta\, nata dall’attenzione dello scrittore accompagnata dalla visione del traduttore\, abbiamo cercato di disegnare un volto italiano alla poesia di Mahmud Darwish e alla “sua propria lingua”. Orizzonte di riferimento sono stati i tre “personaggi” che emergono dalla sua produzione poetica: l’elegante erudito che esprime il suo amore virtuoso per la terra madre e per l’amata immaginaria\, l’io frammentato e il cantore della patria.\nLa miscellanea è composta da ventotto poesie\, nove per ciascuno dei tre nuclei tematici: dell’amore\, dell’io e della patria\, precedute dal carme E noi amiamo la vita\, selezionate con estrema cura all’interno dell’intera attività poetica di Darwish. Sono stati inclusi testi di ogni fase del suo vissuto poetico\, da quando ha iniziato a scrivere lettere sulla libertà e sull’amore dalla sua terra in Palestina\, fino alle domande esistenziali poste dal suo dialogo con l’esilio.\nLa sequenza di questi temi e delle poesie al loro interno è un tentativo di ritrarre un volto italiano basato sulla musicalità lirica che ha accompagnato l’anima di Darwish investendone il linguaggio\, nel tentativo di restituire un frammento della sua anima. Traduzioni di Tareq Aljabr e Sana Darghmouni
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SUMMARY:Presentazione di "Mulier ludens. Bellezza e immagini della mulatta cubana" di Elena Zapponi
DESCRIPTION:Sabato 11 febbraio alle 17 presentiamo il saggio “Mulier ludens. Bellezza e immagini della mulatta cubana” di Elena Zapponi\, pubblicato da Meltemi. \nA dialogare assieme all’autrice ci saranno Giovanna Zapperi e Fiamma Montezemolo \nIn questo studio sull’estetica della mulatez\, la narrazione del fascino della sensuale mulatta cubana\, pericolosa perché “quasi bianca”\, viene esplorata come antifona dalle funzioni contraddittorie: da un lato\, l’essere monito contro i tentativi di contaminazione razziale dell’ordine dominante della blancura e della mascolinità; dall’altro\, l’essere metafora della possibilità di rottura di questo stesso ordine a favore di un ethos liberale\, rivendicazione di nuove forme di cittadinanza in seno alla società di caste coloniale.\nConcentrandosi sulle prospettive di donne che si autodefiniscono mulatte\, l’autrice ne esplora l’“habitus dell’esibizionismo” e la vanità ostentata quale tattica per garantirsi visibilità nel sistema di forze cubano: un fare più che un essere; uno stile performativo critico verso la tradizione rappresentativa che fissa la mulier ludens\, la mulatta\, come disponibile e passiva. \nElena Zapponi\, antropologa\, si occupa di colonialità\, genere e produzioni culturali ed estetiche. Ha lavorato sui pellegrinaggi a piedi e sul bricolage religioso in Argentina e in Uruguay. A Cuba ha fatto ricerca sulla santería e sulla riappropriazione dell’africanía. Ha scritto\, tra l’altro\, Pregare con i piedi (2008) e Marcher vers Compostelle (2011). 
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SUMMARY:Rete Yekatit12-19Febbraio - Una settimana di eventi sui crimini del colonialismo italiano e le sue eredità
DESCRIPTION:La Rete Yekatit 12-19 Febbraio organizza dal 13 al 19 febbraio a Roma una settimana di riflessioni\, passeggiate\, concerti\, proiezioni\, dibattiti e altre iniziative per contribuire ad avviare un processo di riflessione collettiva e studio sui crimini del colonialismo italiano e sulle sue conseguenze nella contemporaneità. \nLe iniziative e gli eventi vogliono sostenere e promuovere l’applicazione della mozione 156 approvata dall’Assemblea Capitolina il 6 ottobre 2022 per la ri-significazione dell’odonomastica coloniale presente nella città di Roma e l’istituzione del 19 Febbraio (Yekatit12 nel calendario etiope) come “Giornata di riflessione sui crimini e sulle eredità del colonialismo italiano”. \nLa Rete Yekatit 12-19 Febbraio è una costellazione aperta\, fluida e informale\, che si è formata dal basso in seguito all’approvazione della mozione\, grazie a soggetti e associazioni che da anni si interessano della storia coloniale italiana e delle sue difficili eredità e molteplici conseguenze nella società attuale\, che hanno espresso interesse nel lavorare insieme su queste tematiche nel contesto della città di Roma\, in un’ottica antirazzista e anticoloniale.\nRoma\, con oltre 150 odonimi\, è il luogo d’Italia maggiormente connotato dall’esperienza storica coloniale. Crediamo sia urgente e necessario avviare un processo di ri-significazione\, attraverso interventi di contestualizzazione e didascalie\, dei tantissimi odonomi coloniali della nostra città\, esplicitando gli episodi storici a cui la loro intitolazione fa riferimento. Si tratta di un processo che può aiutare da un lato le italiane e gli italiani a riconoscere un passato che spesso facciamo fatica a guardare nella sua verità\, e dall’altro lato tutte quelle persone\, discendenti da chi quel colonialismo lo ha subito\, che sono oggi (o lo saranno) cittadine e cittadini della nostra città. Un’occasione fondamentale anche per aprire dibattiti\, confronti\, formazioni\, eventi intorno a quella che a tutti gli effetti possiamo considerare una nostra memoria difficile\, che\, senza una rielaborazione collettiva\, rischia (come sappiamo bene) di continuare a riprodurre un razzismo strisciante e violento nella quotidianità delle nostre vite. \nDal 13 al 19 febbraio in moltissimi luoghi della città di Roma\, un intenso programma di eventi (la maggior parte dei quali gratuiti) si offre alla cittadinanza\, grazie alla generosità di associazioni\, enti\, istituzioni\, librerie\, gruppi informali\, artiste/i\, studiose/i della Rete Yekatit12-19Febbraio\, che hanno messo a disposizione i loro spazi\, il loro lavoro e il loro tempo per costruire spazi di riflessione e incontro\, in un’ottica di condivisione e di rete. \nIL PROGRAMMA  \n \n 
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SUMMARY:Corpi colonizzati: riflessioni di donne nere della diaspora
DESCRIPTION:Corpi colonizzati: riflessioni di donne nere della diaspora.  Conversazione in italiano e in inglese con Angelica Pesarini\, docente\, e le ricercatrici Fartun Mohamed e Iman Mohamed.  \nQuesto evento si inserisce nella Settimana di riflessioni e iniziative sui crimini e sulle eredità del colonialismo italiano\, organizzata dalla “Rete Yekatit12-19Febbraio”  \nPer molti anni\, la storia del colonialismo italiano è stata scritta dalla prospettiva dell’Italia (bianca) – da coloro che sposavano il mito degli “italiani brava gente” a coloro che lo criticavano. Come nota lo studioso eritreo Tekeste Negash\, “il colonialismo è lodato oppure criticato per ciò che è riuscito o non è riuscito a ottenere per l’Italia”. In questa tavola rotonda\, tre studiose – Angelica Pesarini\, Fartun Mohamed e Iman Mohamed – rifletteranno insieme su cosa significa studiare il colonialismo italiano dalla prospettiva opposta\, e sulle storie incorporate che portano con sé in quanto studiose nere donne. \n“Rete Yekatit12-19Febbraio” \nQuesto evento si inserisce nella settimana di riflessioni e iniziative sui crimini e sulle eredità del colonialismo italiano\, organizzata dalla “Rete Yekatit12-19Febbraio”\, per sostenere e promuovere l’applicazione della mozione 232 approvata dal Consiglio\nComunale di Roma Capitale il 6 ottobre 2022\, attraverso due azioni principali: \n1. l’istituzione della giornata del 19 febbraio\, giorno di inizio della strage di Addis Abeba del 1937 (Yekatit12 nel calendario etiope) come “Yekatit12-19Febbraio: giornata di riflessione sui crimini e sulle eredità del colonialismo italiano”. \n2. la ri-significazione dell’odonomastica coloniale presente nella città di Roma. Con oltre 150 odonimi\, Roma è il luogo d’Italia maggiormente connotato dall’esperienza storica coloniale. Crediamo sia necessaria una riflessione condivisa verso una ri- significazione degli spazi pubblici segnati dalle tracce coloniali\, che possa far emergere la verità storica su questo nostro difficile passato\, contro la sua rimozione dalla memoria collettiva\, e per accrescere nella cittadinanza la consapevolezza dei crimini e delle conseguenze di lunga durata di questa pagina della nostra storia. \nCredits: \nLogo: Yodit Estifanos e Riccardo Calandro \nImmagine: Serena Scuccimarra
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SUMMARY:Presentazione di "Decolonizzare il museo" di Giulia Grechi
DESCRIPTION:Sabato 18 febbraio alle 18 presentiamo il saggio “Decolonizzare il museo” di Giulia Grechi\, pubblicato da Mimesis. Insieme all’autrice parteciperanno Viviana Gravano e Matteo Lucchetti.  \nQuesto evento si inserisce nella settimana di riflessioni e iniziative sui crimini e sulle eredità del colonialismo italiano\, organizzata dalla “Rete Yekatit12-19Febbraio” \nIl museo è lo specchio colossale in cui l’Europa si è costruita e rappresentata\, anche attraverso il riflesso dell’immagine di altre culture: culture esposte mentre se ne costruiva\, parallelamente\, l’invisibilizzazione. Museo\, nazionalismo e colonialismo parlano la stessa lingua. Oggi il colonialismo cambia forme e modalità di espressione\, ma la sua potenza non si è ancora esaurita. Sopravvive anche nei musei contemporanei\, in particolare nei musei etnografici\, e in tanti altri ambiti del vivere sociale\, perché oltre la messa a fuoco museale che questo libro propone\, la questione riguarda tutto quello che c’è intorno\, a perdita d’occhio. Una colonialità eclatante e millimetrica\, pubblica e domestica\, che abbiamo interiorizzato nel nostro ordinario\, e che abbiamo la necessità di comprendere e trasgredire in tutti i luoghi in cui si esprime. Il museo può diventare un luogo cruciale: a partire da un’analisi riflessiva e critica delle sue radici coloniali\, può trasformarsi in un vero e proprio laboratorio di pratiche di decolonizzazione. Il libro propone alcune tracce possibili di questo processo\, attraverso la rimediazione delle arti contemporanee. \n“Rete Yekatit12-19Febbraio” \nQuesto evento si inserisce nella settimana di riflessioni e iniziative sui crimini e sulle eredità del colonialismo italiano\, organizzata dalla “Rete Yekatit12-19Febbraio”\, per sostenere e promuovere l’applicazione della mozione 232 approvata dal Consiglio\nComunale di Roma Capitale il 6 ottobre 2022\, attraverso due azioni principali: \n1. l’istituzione della giornata del 19 febbraio\, giorno di inizio della strage di Addis Abeba del 1937 (Yekatit12 nel calendario etiope) come “Yekatit12-19Febbraio: giornata di riflessione sui crimini e sulle eredità del colonialismo italiano”. \n2. la ri-significazione dell’odonomastica coloniale presente nella città di Roma. Con oltre 150 odonimi\, Roma è il luogo d’Italia maggiormente connotato dall’esperienza storica coloniale. Crediamo sia necessaria una riflessione condivisa verso una ri- significazione degli spazi pubblici segnati dalle tracce coloniali\, che possa far emergere la verità storica su questo nostro difficile passato\, contro la sua rimozione dalla memoria collettiva\, e per accrescere nella cittadinanza la consapevolezza dei crimini e delle conseguenze di lunga durata di questa pagina della nostra storia.
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