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SUMMARY:Presentazione di "Palestina 2048 - Racconti a un secolo dalla Nakba" a cura di Basma Ghalayini
DESCRIPTION:Sabato 28 maggio alle 18\,30 GRIOT ospita la presentazione di “Palestina 2048 – Racconti a un secolo dalla Nakba”\, la prima antologia di fantascienza palestinese. \nA discuterne assieme alle curatrice Basma Ghalayini (in collegamento video)\, ci saranno la traduttrice Federica Pistono e l’editore Luigi Lorusso. \n“Palestina 2048 – Racconti a un secolo dalla Nakba” pone una domanda a dodici scrittori e scrittrici palestinesi: come immagini il tuo paese a cento anni dalla Nakba\, l’evento traumatico avvenuto nel 1948 che segnò la vita e il destino del popolo palestinese\, con l’espulsione dalle proprie case e la sottrazione della terra da parte del nascente stato di Israele? Dopo un secolo di occupazione\, oppressione\, isolamento\, perdita di diritti si raggiungerà la pace e la giustizia o le tecnologie future non faranno altro che amplificare le sofferenze dei palestinesi?\nQuesti racconti\, che vanno dal noir fantascientifico\, alla distopia\, alla commedia tecnologica\, utilizzano le chiavi di lettura del futuro per interpretare la realtà della Palestina e dei palestinesi di oggi. Incontreremo sciami di droni\, rivolte digitali\, realtà virtuali che attraversano lo spazio e il tempo\, trattati di pace lungo universi paralleli e anche un supereroe palestinese\, in quella che è probabilmente la prima antologia di fantascienza palestinese mai realizzata.\nRacconti di Tasnim Abutabikh\, Emad El-Din Aysha\, Selma Dabbagh\, Saleem Haddad\, Anwar Hamed\, Majd Kayyal\, Mazen Maarouf\, Abdalmuti Maqboul\, Ahmed Masoud\, Talal Abu Shawish\, Rawan Yaghi\, Samir El-Youssef. \n«La fantascienza ha un valore politico in quanto ci fornisce delle lenti attraverso le quali vedere la situazione attuale. L’intento di Palestina 2048 è quello di contribuire a strappare il potere della narrazione del futuro dalle mani del colonizzatore/occupante/oppressore; di fornire il linguaggio e gli strumenti della fantascienza al colonizzato; strumenti che possono essere riproposti per comprendere e resistere alle persistenti narrazioni del colonialismo capitalista».\nBasma Ghalayini \n«Cosa augurare a questo nucleo di scrittori palestinesi? Quello che nemmeno loro osano immaginare; una Palestina unita\, laica\, aconfessionale\, in cui arabi ed ebrei possano convivere. E magari una Palestina socialista\, perché no. Serviranno molti scontri e lutti per giungere allo scopo\, ma chi sa scrivere così bene sa anche battersi bene».\nValerio Evangelisti
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SUMMARY:Presentazione de  “Il chiaro e lo scuro. Gli africani nell’Europa del Rinascimento tra realtà e rappresentazione” a cura di Gianfranco Salvatore (Argo ed.)
DESCRIPTION:Domenica 29 maggio alle 18 GRIOT ospita la presentazione del volume “Il chiaro e lo scuro. Gli africani nell’Europa del Rinascimento tra realtà e rappresentazione” a cura di Gianfranco Salvatore (Argo ed.) \nA dialogare con il curatore ci saranno Michele Rak (storico delle culture e coautore del libro) e Giovanni Vacca (etnomusicologo). \nIl Rinascimento europeo non è solo l’epoca dello sviluppo dell’umanesimo\, del rinnovamento culturale e scientifico\, dell’euforia dello spettacolo e delle feste: è anche il momento in cui si instaura una nuova economia della schiavitù\, basata sull’inumana deportazione di uomini e donne dal continente africano. E tuttavia anche il rapporto con gli africani deportati verrà gestito con spirito “rinascimentale”: incuriosito dell’alterità\, e capace di instaurare con essa importanti relazioni dialettiche\, confrontandosi con la diversità nella vita quotidiana e nelle arti\, e consentendo agli individui “scuri” di lasciare ampie tracce della loro presenza. Tracce che hanno finito per influenzare i sistemi della comunicazione e della rappresentazione in tutta l’Europa occidentale\, sia nel contesto aristocratico che nella nascente borghesia e nelle tradizioni popolari urbane. \nIn questo libro\, alcuni degli storici – dell’arte\, delle lingue\, delle culture – più importanti al mondo\, tra quanti si sono occupati degli effetti culturali della prima diaspora africana nell’Occidente moderno\, recuperano le tracce lasciate dagli africani rinascimentali nella realtà e nella rappresentazione. La costruzione di linguaggi “di contatto”\, i ritratti doppi che accostano il chiaro e lo scuro\, le forme teatrali e musicali che mettono in scena le relazioni degli africani neri con i bianchi europei\, e degli africani nei loro rapporti interetnici\, disegnano una nuova visione della prima fase dello schiavismo africano\, ancora lontana dalle atrocità colonialiste del Nuovo Mondo\, e capace di guardare all’alterità e alla diversità culturale con esiti fecondi anche per la civiltà europea. \n Oltre al mondo iberico e alle corti nordiche\, ne emerge con singolare rilievo l’Italia meridionale – spesso trascurata dalla ricerca internazionale sulla diaspora africana rinascimentale – e in particolare Napoli\, autentico laboratorio musicale e coreutico di rappresentazioni\, e feconde contaminazioni\, dell’eredità umana e culturale degli africani costretti alla servitù europea\, ma vivacissimi nella loro espressività caratteriale e corporea. Nelle canzoni moresche\, mescolando la lingua locale a una lingua africana autentica – il kanuri –\, quegli individui più “colorati” di noi risplendono in manifestazioni di fierezza\, di solidarietà etnica\, e di una umanità che annulla ogni differenza sostanziale tra i sentimenti e le passioni dei “chiari” e degli “scuri”.
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